Lettera di un consulente: ama il tuo sogno se pur ti tormenta

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Avatar di Redazione 18 Maggio 2020 | 10:32
Si chiama Carlo Alberto Coperchini, ha 23 anni, ed è un professionista di Fineco Bank. È entrato in questo mondo senza spinte: fare il consulente era il suo sogno e per descriverlo si rifà a una citazione di Gabriele D’Annunzio. La crisi lo ha cambiato, ma ha trovato il modo per ribaltare la situazione a suo favore.

“Vi lascio la mia storia, mi piacerebbe che venisse pubblicata per poter dare una traccia a chi è giovane come me”. Detto, fatto. Carlo Alberto Coperchini ha solo 23 anni ed è già riuscito a diventare un consulente finanziario di Fineco Bank. Il mondo della finanza era il suo sogno e lui si è gettato nella professione senza essere figlio d’arte, né avere esperienze bancarie precedenti, sulla spinta degli insegnamenti del poeta Gabriele D’Annunzio, il quale scriveva: “Ama il tuo sogno se pur ti tormenta”. Non è difficile immaginare quale sia il tormento degli ultimi tempi. “Questa è la prima crisi che affronto nel campo lavorativo”, scrive Carlo Alberto nella sua lettera, “e posso affermare con certezza che mi ha cambiato profondamente”. Ma grazie al suo entusiasmo, e al supporto dei colleghi più esperti, ha trovato il modo per ribaltare la situazione a suo favore. A Bluerating abbiamo avuto il piacere di ricevere la sua storia nell’ambito della rubrica lanciata nelle scorse settimane da questa testata (leggi qui per partecipare). Nella sua lettera, che riportiamo di seguito, ci racconta le difficoltà che ha incontrato e come è riuscito a svilupparsi come professionista.

Cara Bluerating,
ti ringrazio di lasciarmi questo spazio per poter condividere con te e con i lettori questi due mesi di quarantena forzata.
Mi presento sono Coperchini Carlo Alberto,  CF di Fineco Bank con sede a Milano. Ho 23 anni, sono entrato circa due anni fa in questo mondo, non avendo nessun tipo di esperienza bancaria precedente e non essendo un figlio d’arte, ho deciso di intraprendere questo percorso da autodidatta spinto da una grande passione per la finanza.
Vorrei condividere la mia storia con voi, in quanto mi piacerebbe che altri ragazzi così giovani come me possano intraprendere il mio stesso percorso. Ho iniziato questa esperienza lavorativa con una frase di D’Annunzio che tengo scritta nella mia agenda in prima pagina “ama il tuo sogno se pur ti tormenta”, perché molto spesso non è sufficiente solo non mollare, devi trasformare quello che fai in una vera ossessione, positiva certo. Non mollare non basta, devi avere sempre in testa che hai un ruolo fondamentale nella vita delle persone, che il loro futuro finanziario dipende da te e dalle tue scelte. E’ difficile, e te ne accorgi la sera quando ti metti nel letto, o quando cammini per le strade rincasando e continui a pensare, dopo che magari hai fatto quell’appuntamento che preparavi da giorni e non hai la certezza di aver fatto tutto bene. Ma è li che impari, impari errori che non rifarai più.
Come avrete già capito per me questa è la prima crisi che affronto sul campo lavorativo, e posso affermare con certezza che mi ha cambiato profondamente.
Si perché non cambia solo il modo di lavorare, l’approccio con i clienti, ormai la cam è diventata la nostra migliore amica, bisogna cambiare la mentalità, renderla più versatile a un cambiamento tecnologico irreversibile e nel modo di porsi con le persone, anche facendomi aiutare dal mio group manager e area manager, che ringrazio immensamente per il costante aiuto.
Quando è iniziato questo “incubo” dopo qualche giorno di incertezza ho cercato tutta la spinta che avevo dentro per ribaltare questa situazione a mio favore, studiando nuove strategie, approfondendo ancora di più il mio livello di conoscenza, creando contatti con nuovi clienti, che continui a coltivare finchè non ci sarà permesso di incontrarli di persona. Non trattandoli solo come clienti, ma come persone vicine a noi, che inviteremmo a casa nostra a cena, mettendo in risalto quel nostro lato più umano, che forse nella frenesia generale era andato un po’ perso.
Probabilmente in tutta questa situazione, chi è più in difficoltà siamo noi giovani, perché molti credono di non farcela, ma non è vero. Guardate i vostri colleghi più “senior” quante crisi hanno passato e sono ancora qua, con quello sguardo fiducioso guardano già ai mesi che verranno senza alcun turbamento.  
Mi rivolgo per concludere, a coloro che sono giovani come me, volete davvero dirmi che abbiamo meno spinta emotiva rispetto ai colleghi più “senior”? Vogliamo davvero porre un traguardo, un arrivo e sederci? Dobbiamo saper sfruttare tutto quello che abbiamo dentro, la carica la forza, sfruttate questo momento per svilupparvi sempre di più, e mai guardarsi indietro, sempre avanti.

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