Enasarco, tensione sull’anticipo del Firr

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Avatar di Redazione 20 Maggio 2020 | 08:29

Nel Consiglio d’Amministrazione Enasarco dello scorso 29 aprile 2020 “si è parlato di un tema caro alle sigle che rappresentano la lista unitaria “Fare Presto!”, candidata alla guida dell’Ente per il prossimo Quadriennio: quello della possibilità per gli iscritti di richiedere, su base volontaria, l’anticipo del FIRR, il trattamento di fine rapporto” dice Luca Gaburro, Consigliere della Fondazione in quota Federagenti. “Tra gli interventi straordinari a favore degli iscritti colpiti dall’emergenza sanitaria, sociale economica prodotta nelle ultime 10 settimane dal Covid-19 le sigle Anasf, Confesercenti, Federagenti e Fiarc si sono fatte promotrici della concreta possibilità, per gli iscritti, di chiedere l’anticipo sull’indennità di Risoluzione Rapporto (FIRR), altrimenti liquidabile solo al momento della cessazione dei rapporti di Agenzia. Si tratta di somme che appartengono ovviamente ad agenti e consulenti, ma che oggi non sono nella loro disponibilità: un limite chiaro ed evidente, in special modo in questo periodo storico”. Tuttavia per introdurre questa anticipazione occorre modificare l’attuale convenzione Firr firmata da Enasarco con le parti sociali sottoscrittrici degli AEC e “per questo Federagenti ha richiesto nuovamente di firmare tale convenzione, senza al momento ottenere alcuna risposta”. Ma c’è di più: “Io stesso – afferma il membro del CdA Enasarco e Presidente Fiarc Antonino Marcianò – ho richiesto al Presidente Enasarco di farsi promotore della convocazione di un tavolo per la modifica del regolamento e per l’autorizzazione all’utilizzo del fondo“. “Tuttavia – aggiunge Alfonsino Mei, manager IW UBI Bank, Consigliere della Fondazione in quota Anasf – sono passati venti giorni, eppure nulla si è mosso. Dopo 10 settimane di Emergenza Coronavirus l’Italia sta lentamente tornando a mettersi in moto, ma c’è un Paese che pare andare a due velocità: da una parte chi si impegna per tornare, responsabilmente, alla normalità; dall’altra chi fa del rinvio il proprio mantra, senza tenere conto, se non marginalmente, delle eccezionali difficoltà che molti colleghi stanno affrontando e affronteranno ancora a lungo. In ballo c’è il futuro di una categoria, ma anche di tanti uomini e donne e delle loro famiglie: bisogna – conclude Mei – fare presto, prima che sia troppo tardi“.

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