Doris (Mediolanum): i Pir sono strumenti benedetti

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di Marcello Astorri 9 Giugno 2020 | 11:29
L’amministratore delegato del gruppo di Basiglio è intervenuto durante l’evento online di Confindustria e Quadrivio Group “Ripartire più forti”.

Guai a chi tocca i Piani individuali di risparmio a Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum. Per il manager, infatti, i Pir, ancor più dopo l’introduzione della nuova variante inclusa nel dl Rilancio, possono rappresentare un canale di finanziamento fondamentale per alimentare la crescita delle imprese italiane. “Sono strumenti benedetti”, ha detto Doris, intervenuto il 9 giugno durante la conferenza “Ripartire più forti” organizzata da Quadrivio Group e Confindustria, “perché portano in alto il valore delle aziende e allontanano il rischio che un attore straniero arrivi e se le mangi perché costano poco”.

Il discorso legato ai Pir è emerso durante il dibattito sul come fare arrivare risorse finanziarie alle aziende, travolte dall’emergenza Covid e ora bisognose di liquidità. “Le banche in questo momento hanno il loro da fare per erogare i prestiti alle condizioni stabilite dai decreti lanciati dal governo”, spiega l’ad, “e lo devono fare in una situazione particolare, in cui non hanno i dipendenti in sede ma a casa. La cosa, quindi, avviene un po’ a rilento, soprattutto a causa di complicazioni burocratiche. Noi ci siamo subito attivati per erogare immediatamente i finanziamenti sotto i 25 mila euro, richiesti soprattutto da liberi professionisti che costituiscono una parte consistente della nostra clientela. Abbiamo concesso circa 1.700 prestiti, 270 sono in iter e ben 500 sono in attesa documentale. Ecco, se la burocrazia fosse più semplice di certo aiuterebbe”.

In Italia le imprese dipendono ancora per il 90% dai finanziamenti bancari, cosa che accade in minor misura in Europa e ancora meno negli Usa: dove solo il 30% dei prestiti arriva dalle banche e il 70% proviene dai mercati. Ora, però, la situazione può cambiare: “Una via possibile è costituita dai Pir”, prosegue Doris, “all’inizio, nel 2017, ebbero un enorme successo, poi una legge li ha cambiati, frenandoli. Ora sono ritornati alle origini, ma ci vuole tempo per farli ripartire e il Covid non ha certo aiutato”.

Il patron di Mediolanum, società che da sempre punta molto sui Pir, ha poi difeso questi strumenti dalle critiche: “Non è vero che costano tanto, perché costano poco meno dei fondi comuni d’investimento tradizionali. Inoltre, non si può valutare l’efficacia di questi strumenti a breve termine. Quando c’è l’equity di mezzo bisogna allungare molto l’orizzonte temporale. È un investimento che va contestualizzato nel mercato e va visto in prospettiva. E se in questo momento il mercato scende è solo una bella notizia, perché significa che si possono comprare aziende valide a prezzi scontati”.

L’ultimo decreto Rilancio, infine, ha aggiunto al ventaglio di soluzioni i cosiddetti Pir alternativi. “In passato i Pir avevano un solo limite: non potevano investire direttamente in aziende non quotate. Con l’ultimo decreto, adesso ci sono i Pir alternativi, strumenti illiquidi che affiancano nell’azione i Pir che già abbiamo. Sono importanti entrambi e hanno profili di rischio diversi. Sono utilissimi per l’investitore e anche all’Italia, perché quando si investe in un’azienda in realtà non ne beneficia solo lei. Infatti, bisogna pensare che mediamente un’azienda quotata ha oltre 200 fornitori. L’investimento, quindi, innesca un meccanismo virtuoso incredibile”.

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