Consulenti, è l’ora delle tre mosse

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Andrea Giacobino di Andrea Giacobino 16 Giugno 2020 | 09:21

Questa della pandemia non è una bolla finanziaria, non è la crisi azionaria del 1929 o dei subprime del 2008. La natura di questa crisi è diversa, colpisce l’economia reale: è una crisi della produzione, della filiera del valore in un sistema praticamente privo di scorte (approvvigionamento just in time), dei legami con l’economia reale e con i mercati interni italiano ed europeo. È stato giustamente detto che è prima una crisi dell’offerta (la novità) e poi una carenza della domanda (il déjà vu), ma con un profilo nuovo: anche chi ha i contanti non può spenderli, poiché è obbligato a rimanere a casa. E la recessione è incombente. La crisi di liquidità è forse il problema più grande, dal punto di vista economico e finanziario, di un’Europa che certamente sta affrontando la criticità e approntando misure, ma è anche il problema degli intermediari finanziari autorizzati e dei consulenti finanziari, basti dire che in questo periodo, per esempio, sul mercato obbligazionario sono necessari giorni per liquidare poche unità di milioni di Btp. Anche il singolo investitore finisce per esserne gravemente impattato. Questa crisi senza precedenti ha un impatto sulla vita reale di singoli individui e famiglie e il consulente finanziario deve tenerne conto.

Un chiarimento: il cf gli strumenti li possiede già, solo che vanno usati tutti e in modo diverso, più integrato rispetto al passato e coinvolgendo tre aspetti-chiave, dalla gestione dell’emotività alla ri-pianificazione finanziaria fino alla ri-definizione degli asset. Oggi, com’è nella natura umana, ciascuno di noi è catalizzato sullo stato di necessità. Ma il vero The day after non porterà con sé solo la sensazione della liberazione da un incubo, metterà noi stessi e i nostri consulenti di fronte allo specchio della nuova situazione sociale, economico-finanziaria e professionale in cui siamo stati spediti: attività lavorative che non riprenderanno e situazioni professionali mutilate, calo delle rendite, imprese in difficoltà finanziaria o senza garanzie per ottenere nuovi finanziamenti, accelerazioni verso lo smart working che ci allontaneranno dalla creatività e dal confronto costruttivo con colleghi e superiori (almeno finché la tecnologia non troverà il modo di superare alcuni gap, ma la vera vicinanza non potrà darcela), la paura tangibile di avere altri inverni e primavere come in questo 2020 perché il surriscaldamento promette la moltiplicazione delle pandemie mondiali. Tutto il contesto, The day after, sarà in qualche modo cambiato. I consulenti finanziari, a partire da tutti gli iscritti alle sezioni dell’Ocf, non vi è più dubbio che dovranno svolgere il tanto richiamato “ruolo sociale” e soprattutto che dovranno essere in grado di svolgerlo. Ne va del loro futuro.

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