Consulenti, ecco i migliori strumenti per il passaggio generazionale

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Avatar di Redazione 18 Giugno 2020 | 09:47

A cura di Marco Scardeoni – Commercialista – Founder Circle Soluzione Tasse SpA

Quale futuro per la propria impresa? È un tema a volte difficile da affrontare, ma con cui ogni imprenditore ad un certo punto deve fare i conti, ad esempio quando deciderà di lasciare il passo alle nuove generazioni o ai propri figli. Non prendere una decisione nel giusto momento tuttavia potrebbe costringere l’imprenditore a dover decidere improvvisamente del futuro dei propri beni senza poter pianificare nel modo più opportuno la divisione degli stessi tra gli eredi o, addirittura, in caso della scomparsa improvvisa ed inaspettata, subire semplicemente la legislazione vigente che in Italia, nei suoi principi generali, risulta essere abbastanza datata. Agire prima dunque significa risolvere a monte alcuni problemi quali litigi tra gli eredi, lungaggine nelle procedure di trasferimento e soprattutto costi ed impatto fiscale.

Ad oggi l’Italia potrebbe essere definita un “paradiso fiscale” per quanto concerne le imposte per donazioni e successioni. Da anni sono davvero molto basse rispetto agli altri paesi europei, ma chi è più anziano sicuramente ricorda quanto pesavano tali imposte un tempo. Non sottovalutiamo, inoltre, che in una fase di debito pubblico crescente come quello attuale, una riforma in senso peggiorativo non è del tutto improbabile.

Detto ciò, quali sono gli strumenti a disposizione per una corretta forma di passaggio generazionale che permetta di ovviare alle problematiche citate e magari sfrutti fin da ora la tassazione vigente?

Uno di questi strumenti è il Patto di famiglia. Istituito nel 2006, è ancora poco conosciuto e sfruttato, ma ha il grande vantaggio di permettere all’imprenditore di disporre già in vita della propria azienda, al contrario del testamento che, invece, produce i suoi effetti solamente alla morte del testatore.

Il patto di famiglia è un accordo che intercorre tra familiari per regolare la successione di uno di essi; in particolare con questo contratto si decide a chi e in che modo il titolare di un’impresa o di partecipazioni societarie trasmette la sua azienda o la sua quota. In Italia i patti successori sono vietati, ma con l’introduzione di questo istituto, il nostro sistema giuridico va a salvaguardare la scelta di un soggetto che preveda di lasciare la guida di un’azienda ad uno o più soggetti specifici, ovviamente garantendo i diritti degli altri eredi che vengono liquidati sulla base di tale accordo.

Dal punto di vista fiscale il patto di famiglia ha un’imposizione di favore relativamente all’imposta sulle successioni e donazioni secondo la quale non sono soggetti a tale imposta i trasferimenti d’azienda o rami di essa, di quote sociali o di azioni. Per poter fruire di questa esenzione, il destinatario del trasferimento deve essere un discendente del disponente e, se oggetto del trasferimento sono partecipazioni in società di capitali, detto trasferimento deve consentire al beneficiario di acquisire o integrare il “controllo” della società stessa ai sensi del codice civile. Altro aspetto indispensabile è che i beneficiari del trasferimento proseguano l’esercizio dell’impresa o detengano il controllo della società le cui quote siano state trasferite per un periodo non inferiore a 5 anni dalla data del trasferimento.

I beneficiari sono chiamati inoltre a rendere una dichiarazione preventiva d’impegno, poiché la non osservanza comporterebbe la decadenza delle agevolazioni. Tale esenzione si ha anche per le imposte ipotecaria e catastale relative agli immobili contenuti nell’azienda ceduta. Per quanto concerne la liquidazione agli altri soggetti, la cosiddetta somma compensativa, la tassazione sulla stessa viene determinata in base alle norme sulle imposte di donazione e successione in ragione del rapporto intercorrente tra l’assegnatario ed il legittimario non assegnatario.

Altro strumento utile allo scopo è il trust.  È un istituto che deriva dal diritto anglosassone ed ha la finalità di separare dal patrimonio di un soggetto alcuni dei suoi beni a favore di beneficiari determinati attraverso l’affidamento e la gestione ad una persona chiamato trustee o a una società professionale definita trust company.

I trust possono essere finalizzati al sostegno di specifiche persone che ne beneficeranno (ad esempio un figlio, un nipote o una persona anziana) oppure stipulati per raggiungere un determinato obiettivo. Può essere stipulato per beni immobili, mobili e per diritti, ad esempio capitali finanziari, partecipazioni, un’attività d’impresa o parte di essa o per il godimento di un bene.

Costituisce, inoltre, un ottimo strumento per la protezione patrimoniale; infatti effetto principale dell’istituzione di un trust è la segregazione patrimoniale. In questo modo i beni conferiti in trust costituiscono un patrimonio separato rispetto al patrimonio del trustee, con la conseguenza che non possono essere escussi dai creditori del trustee, del disponente o del beneficiario.

Per quanto concerne l’imposizione indiretta dell’atto dispositivo, ossia di conferimento dei beni in trust, dopo anni di diatribe e di sentenze contrastanti della Cassazione, le ultime sentenze si sono allineate nel definire la dotazione che il trustee riceve un episodio “neutrale”. In definitiva, l’atto di dotazione del trust paga solo le imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa (di 200 euro ciascuna) e non paga imposta di donazione né imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura proporzionale.

Come si vede gli strumenti per far fronte al passaggio generazionale non mancano e quelli qui illustrati non sono gli unici; vi sono altre strategie valide quali ad esempio la costituzione di Holding.  Il mio consiglio agli imprenditori è quello di non attendere e agire per tempo, pianificando il futuro e adottando lo strumento più opportuno, studiato ad hoc, avvalendosi del supporto di uno specialista in materia.

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