Consulenti, i commercialisti non vi rispettano

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Avatar di Redazione 22 Giugno 2020 | 10:08

Ha fatto discutere non poco il documento di ricerca “Il commercialista e la consulenza finanziaria agli investimenti”, pubblicato da Consiglio e Fondazione nazionali dei commercialisti. A tal proposito vi riportiamo di seguito una riflessione inviataci da Elio Conti Nibali e Rita Ghigo, i quali hanno letto con attenzione lo studio e hanno rilevato alcuni elementi che fanno riflettere…buona lettura

In un corposo faldone di 78 pagine è stato pubblicato il risultato di un gruppo di lavoro del Consiglio Nazionale e della Fondazione dei Commercialisti, finalizzato ad individuare nuovi sbocchi lavorativi nella consulenza finanziaria.

Un lavoro molto approfondito che, con qualche salto temporale e logico e qualche vuoto di memoria certamente non voluto, ha ricostruito anche la genesi normativa dell’attività di consulenza finanziaria in Italia e le sue modalità operative.

Apprezzabile che venga sottolineata la rilevanza di una professione che potrà  dare un grande contributo alle scelte dei risparmiatori e degli investitori in una logica di ciclo di vita e raggiungimento degli obiettivi, attraverso un’attenta e completa pianificazione che non sarà mai solo finanziaria.

Viene confermata anche, senza tornare alle assurde pretese di percorsi privilegiati o richieste di esenzioni, che la professione di consulente finanziario può essere svolta unicamente previa iscrizione all’Albo unico dei consulenti finanziari, rispettando puntualmente i requisiti di professionalità validi per tutti.
In passato, e lo ricordano proprio nel loro documento, vennero portate avanti  invece battaglie perdenti, con ricorsi al TAR e proposte di emendamenti di legge per ottenere procedure semplificate per l’accesso.

Un documento, quello redatto dal gruppo di lavoro, in cui si fa la conta dei buoni e dei cattivi e tra i secondi vengono iscritti senza mezzi termini i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, gli ex promotori finanziari come ripetutamente ricordano.

Ed è una sequela di arroganti, fastidiosi, generici luoghi comuni, non rispettosi della qualità del servizio prestato da migliaia di professionisti a milioni di risparmiatori italiani, ormai da decenni.

Nel documento viene messa in dubbio la correttezza e la qualità dei nostri consigli perché tenderemmo a privilegiare gli strumenti che ci garantiscono più lauti guadagni; sentenziano che non potremo mai avere come scopo principale l’interesse del cliente perché dobbiamo preliminarmente rispondere alla nostra mandante; che a causa della nostra mancanza di trasparenza, senza porre al centro i reali bisogni della gente, abbiamo contribuito ad alimentare un forte clima di sfiducia nelle famiglie impedendo di realizzare i loro obiettivi di vita (che noi volutamente disattendiamo !).

Quanto alla formazione, quella dei cf abilitati sarebbe unicamente commerciale, legata al prodotto da collocare ed il nostro unico parametro di verifica sarebbe la raccolta.

Da ultimo, citando come fonte una guida da loro stessi pubblicata, indicano in un range tra il 5 e l’8 % il possibile importo dei costi applicati ai clienti, con una palese strumentalizzazione di una Comunicazione Consob del marzo 2009 relativa alla distribuzione di prodotti finanziari illiquidi.

Lo diciamo con chiarezza, non è questa la maniera per affrontare temi così rilevanti.
La qualità del servizio che le reti dei consulenti finanziari abilitati prestano è sotto gli occhi di tutti, lo dicono i numeri in forte crescita sempre, indipendentemente dai mercati, lo dice soprattutto la fidelizzazione dei clienti e le referenze attive che continuano ad essere la fonte primaria di sviluppo della nostra attività.

Una professione che ha coniugato la consulenza con il collocamento, in questo supportata, ben prima della Mifid, dalla “Comunicazione Consob” del 7 novembre 2001 ( visto che si citano norme, documenti ed atti bisognerebbe ricordarli tutti).

Un professionista, il cf abilitato (ex promotore finanziario) che per tutte le ricerche e le indagini, se ne facciano una ragione, è al livello più alto nella soddisfazione del cliente e la fiducia risulta il driver fondamentale del successo della nostra bellissima professione.
Una professione che proprio noi abbiamo fortemente voluto che fosse regolamentata, istituendo prima un albo di autodisciplina e poi contribuendo in maniera determinante alla nascita dell’Albo con la legge del 1991.

Un percorso che nel tempo e’ stato messo a disposizione di tutto il mercato ed e’ sfociato nel grande risultato di Ocf e delle sue attuali sezioni.

Aspettiamo adesso, grazie all’imput del gruppo di lavoro, le iscrizioni dei commercialisti, sperando che nel frattempo correggano il loro “prontuario per l’uso”.
Nell’eventualità, siamo disponibili ad un confronto.

Elio Conti Nibali
Rita Ghigo

Consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede.

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