Consulenti, i rischi psicologici causati dalla pandemia

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Avatar di Hillary Di Lernia 23 Giugno 2020 | 16:49

L’abbiamo già detto in diverse occasioni di come la pandemia da Coronavirus abbia avuto un pesante impatto a livello psicologico. La paura di infettarsi o di infettare gli altri, i propri cari, i propri genitori anziani, i figli piccoli unita all’ansia di una forte ed imminente crisi economica e con il sottofondo del bollettino quotidiano riportando l’aumento dei contagi e il numero di persone decedute, non ha fatto altro che ridurci in uno stato di terrore e angoscia.

Secondo uno studio avviato dall’Università di Padova in collaborazione con l’Istituto superiore di Sanità, una persona su due avrebbe sviluppato nel periodo del lockdown sintomi di depressione, medi o severi, e disagio sociale. Un intervistato su tre (37%) nella ricerca dell’Università di Tor Vergata manifesterebbe addirittura disturbi post-traumatici da stress.

Inoltre la situazione di incertezza e di distanza sociale ci ha obbligati a modificare le abitudini quotidiane e le modalità con cui ci relazioniamo con gli altri sia in ambito privato sia in quello lavorativo. E questo è valso anche per i consulenti finanziari, che come molti lavoratori e professionisti, hanno dovuto trovare il modo di adattare la propria professione alla situazione in atto.

Questa nuova condizione sociale è oggetto di studio non solo per quanto riguarda le ricadute psicologiche che sta generando – commenta Fabio Musumeci, Senior Consultant di ODM Consulting, la società di Gi Group specialista nei sistemi di gestione delle risorse umane, che ha lanciato Spazio “ASCOLTAMI”, uno sportello che nasce con l’obiettivo di supportare le aziende al fine di sostenere e garantire in particolar modo l’equilibrio e la motivazione di chi ne fa parte. – ma anche e soprattutto in relazione a quelle che si prevede genererà nel medio-lungo termine. Anche le nuove modalità di lavoro implementate durante l’emergenza, nella maggior parte dei casi senza alcuna preparazione, hanno avuto impatto sul benessere dei lavoratori italiani: da una parte il telelavoro ha aumentato ulteriormente il gap che esiste nel mondo del lavoro tra uomini e donne, facendo gravare sulle spalle di queste ultime un peso non indifferente, dall’altra assistiamo alla diffusione di nuovi fenomeni e disturbi, come l’isolamento o la Zoom fatigue, ovvero l’affaticamento da Zoom e più in generale dovuto alle videochiamate che risulta sottopongano il cervello a uno sforzo maggiore”.

 A livello generale, la ricerca condotta da Open Evidence in Italia, Spagna e Inghilterra ha evidenziato infatti come la salute mentale sia a rischio per il 41% degli italiani: tra i fattori scatenanti principali vi sono stress, ansia e depressione non solo per le difficili condizioni di vita attuali ma anche per l’incertezza sul futuro economico e occupazionale.

“Oltre alla tutela della salute fisica, l’Italia post-Covid dovrà prestare una cura maggiore al benessere psicologico – conclude Fabio Musumeci, senior consultant di ODM Consulting – Non potrà esserci una vera ripresa senza tenere in considerazione, in primo luogo, la salute mentaleSe il motore della ripresa saranno ovviamente le aziende e i lavoratori, sarà proprio sul ritrovato equilibrio di questi che si dovrà fare affidamento. Trascorriamo almeno 8 ore, un terzo della nostra giornata, lavorando: partire da qui è un ottimo passo per poter trovare un nuovo equilibrio anche negli altri ambiti della nostra vita”.

A volte dimentichiamo di preoccuparci seriamente del nostro benessere psicologico, pensando sempre di poter risolvere tutto solo con le proprie forze. Non è sempre così. Ci sono occasioni o momenti della vita che non riusciamo a combattere da soli, e quando ce ne accorgiamo non voltiamo la testa da un’altra parte, ma proviamo a chiedere una mano a chi non vede l’ora di aiutarci.

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