Consulenti, fenomenologia di una crisi di rappresentanza

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Avatar di Redazione 26 Giugno 2020 | 10:24

Alla lettera di un Cf uscito su Blurating, Marucci della Federpromm ripropone ai colleghi del Sanpaolo Invest un vecchio articolo che anticipava già nel 2014 cosa sarebbe successo nei successivi anni. Un articolo che si ripropone oggi per la sua attualità e veridicità con un invito a prendere in considerazione la necessità di un sindacato che tuteli realmente gli interessi della categoria.

Le complesse  dinamiche che in quest’ultimo periodo stanno interessando in modo strutturale la fisiologia dei rapporti tra consulenti finanziari e reti distributive dei servizi e prodotti delle cd case terze formalmente sono imposte sul piano giuridico-normativo dalle modificazioni apportate dai regolatori del mercato affinché si realizzino le condizioni – tanto decantate a gran voce – sulla trasparenza del mercato, sui comportamenti degli operatori ma soprattutto sulla tutela del cliente a cui si sottopongono servizi e prodotti finanziari e/o assicurativi.

Con queste dichiarazioni Marucci della Federpromm (Uiltucs) si esprime a proposito del grande rumore e fermento che in questi giorni molti operatori e associazioni di tendenza si affannano a far sentire la loro voce (convegni,seminari,eventi) per poter affermare non solo il loro punto di vista e ruolo ma anche i loro piani strategici per mantenere o aumentare le loro posizioni dominanti e quote di mercato dimenticando la variabile – nel rapporto capitale lavoro – della funzione svolta in quest’ultimi trent’anni  dai consulenti finanziari, considerati “una appendice di comodo” al servizio delle reti di collocamento. privi di ogni elementare tutela sindacale.

Un parlare ricorrente amplificato dai mezzi di comunicazione nel significare come i risultati raggiunti nel tessuto produttivo italiano dalle reti di collocamento in termini di crescita economica, di rappresentanza, di qualità dei servizi di consulenza offerti ai risparmiatori e di masse gestite (in proposito, cfr.intervista rilasciata del segretario generale di Assoreti ad Advisor ieri). siano da prendere come modello di riferimento per gli altri paesi della comunità europea. Una forma di Wisnful Thinkng dettata sicuramente dalla situazione di vantaggio relativo con cui si sono determinati i rapporti di lavoro in Italia rispetto agli altri paesi che hanno valorizzato invece la figura della consulenza indipendente.

Forse è il caso di ricordare – precisa lo stesso Marucci- che tali risultati sono attribuibili grazie alla figura del Cf, al suo costante lavoro, ai suoi impegni professionali, alla sua valorizzazione del rapporto fiduciario con la clientela, ai molteplici sacrifici a cui è sottoposto nell’adempiere alla sua funzione di tutore del pubblico risparmio; mentre la sua crescita professionale – in termini di soddisfazione economica – viene “mortificata” sempre di più con la riduzione dei margini commissionali, a volte anche significativi con l’applicazione dei nuovi parametri dettati dalla normativa MIFD II.

Un paradosso dei paradossi, chiosa Marucci: mentre da un lato si richiedono al Cf più impegni, più formazione, più responsabilità e più obblighi sul piano degli adempimenti normativi, dall’altro invece si assiste ad un peggioramento del suo tenore di vita e crescita economica; un mix di contraddizioni che a breve farà esplodere il sistema poiché – precisa ancora Marucci – la forza lavoro attualmente impiegata non avrà più le condizioni oggettive di mantenere il suo status e il livello di benessere riconosciuto dai media. Crescerà la precarietà a causa della rigidità degli spazi negoziali con l’intermediario e aumenteranno  i ritmi di lavoro nel rispettare gli adempimenti imposti dalla regolamentazione, aumenteranno i costi ricorrenti a suo carico (previdenza,formazione obbligatoria, tasse ricorrenti per l’Ocf, spese di agenzia,ecc) e gli stress socio-psicologici. In controtendenza a tutto ciò aumenterà la forbice dei ricavi in capo ai soggetti abilitati che a seguito di fusioni, incorporazioni, acquisizioni, concentrazione dei players, avranno un dominio assoluto nel gestire la gran massa del risparmio delle famiglie italiane. In sostanza – conclude Marucci – se non si avrà il coraggio di “organizzarsi” e di far valere sindacalmente il proprio ruolo e funzione, si assisterà ad un peggioramento dell’organico del settore e di tutta la filiera dell’intermediazione finanziaria/creditizia e assicurativa con le conseguenze che il ricambio generazionale non sarà possibile proprio per la precarietà a cui è stata relegata da tantissimi anni tale importante figura professionale. E questo in palese contrasto con le dichiarazioni ufficiali dei soloni dell’alta finanza che strombazzano quotidianamente il livello di crescita della categoria

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