Consulenti, i vostri clienti hanno problemi di analfabetismo

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Avatar di Hillary Di Lernia 30 Giugno 2020 | 08:30

Una tirata d’orecchie non fa mai male e quest’oggi ci va di essere un po’ polemici, anche se essenzialmente siamo forse solo un po’ preoccupati.

Come abbiamo appreso qualche settimana fa, nel mese di ottobre di quest’anno ci sarà la terza edizione de “ Il Mese dell’Educazione Finanziaria”, promosso dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria e consisterà in una serie di iniziative ed eventi, gratuiti e di qualità, senza fini commerciali, al fine di far accrescere le conoscenze di base sui temi assicurativi, previdenziali e di gestione e programmazione delle risorse finanziarie personali e familiari.

A tal proposito siamo andati a riguardare alcuni dati inerenti al tema dell’alfabetizzazione finanziaria nel nostro Paese e i risultati non sono stati dei migliori.

Dall’ultima indagine PISA (Programme for International Student Assessment) promossa dall’OCSE, che intende misurare tra le altre cose anche il livello di alfabetizzazione finanziaria tra le generazioni più giovani, emerge che l’Italia ha ottenuto un punteggio medio di 476 punti, inferiore a quello della media OCSE, che è di 505 punti. Inoltre tra il 2012 e il 2018, sia a livello medio OCSE, sia per la maggior parte dei Paesi partecipanti, si registra una stabilità del punteggio medio con un miglioramento di 20 punti nell’ultimo triennio. Al contrario l’Italia, nelle tre indagini dal 2012 al 2018, ha confermato risultati stabili, senza nessuna crescita nell’ultimo triennio.

In poche parole, il nostro Paese, a livello di alfabetizzazione finanziaria, si attesta tra i più bassi ma soprattutto non migliora nel tempo. E se i giovani solitamente si rivolgono ai loro genitori per ricevere informazioni a livello finanziario (spesso come prima fonte), si comprende come la problematicità sia molto più radicata.

Se prendiamo infatti l’ultima analisi disponibile eseguita da Standard and Poor’s e Banca Mondiale, l’Italia si colloca al 63° posto al mondo per la conoscenza dei meccanismi finanziari da parte della popolazione. Solo il 37% degli adulti sembra avere delle conoscenze almeno minime di finanza (parliamo di conoscere il significato di espressioni come “tassi d’interesse”, “percezione del rischio”, “inflazione”… e non di essere in grado di effettuare investimenti in modo autonomo) . Tale cifra è perfino più bassa che in diversi Paesi del terzo mondo, come lo Zambia che registra un 40%. Il tasso di alfabetizzazione finanziaria è del 66% in Germania e del 67% in Francia. I migliori al mondo sono i Paesi scandinavi, che tutti insieme vantano un 71% della popolazione che conosce la finanza a livello base. Tradotto in parole povere, questo vuol dire che la maggior parte degli italiani è del tutto in balia degli istituti finanziari e di conseguenza ciò aumenta la resistenza agli investimenti.

Ma non è che forse la nostra ignoranza in materia finanziaria sia anche una delle cause del nostro essere così propensi al risparmio? Chiedo per un amico.

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