XI Congresso Anasf, Bufi: “E’ ora di eliminare il termine fuori sede”

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di Hillary Di Lernia 29 Giugno 2020 | 19:57

“Una delle battaglie più intense ha riguardato la nostra denominazione, dopo lunghi anni in cui, a ragione o meno, abbiamo un po’ patito l’etichetta di promotori […] Sono passati quattro anni ed è giunto il momento di modificare ancora la denominazione, ma stavolta togliendo quello che è diventato superfluo, ridondante ed inutile: la caratterizzazione del fuori sede”.

Cosi quest’oggi il Presidente Maurizio Bufi durante la relazione di fine mandato in occasione dell’XI Congresso Nazionale Anasf. Un discorso chiaro, a tratti diretto e franco, che lascia ben poco spazio a dubbi e interpretazioni. Maurizio Bufi sottolinea il suo affetto per l’associazione rimarcando quelli che sono i punti cardine: la governance, l’evoluzione del ruolo dei consulenti finanziari, una strategia comunicativa efficace, la Mifid II e il passaggio verso la Mifid III, l’importanza di Consulentia e la necessità di un maggior lavoro sul ricambio generazionale. E proprio su quest’ultimo punto, il Presidente in uscita ha ammesso le sue colpe, indicandolo come un “flop, non tanto per la sensibilità che nel tempo si è costruita intorno a questo delicato passaggio, sui cui abbiamo fatto il possibile, quanto dal punto di vista dei fatti e dei numeri.” Una responsabilità, che però rimarca Bufi, “condividiamo con gli intermediari, che non hanno investito abbastanza e soprattutto con L aggiusta convinzione e determinazione.” Un rapporto ancora di luci e ombre quello con gli intermediari, anche se l’augurio è quello di trovare al più presto un accordo quadro, magari più basato sui fatti che non sulle parole.

Interessante anche il fatto di aver voluto iniziare il discorso con una riflessione sui ruoli dell’associazione e sui recenti dibattiti in merito al conferimento dei poteri di rappresentanza anche ai componenti del Comitato Esecutivo. Bufi non si trova d’accordo, non tanto perché il presidente debba accentrare le funzioni nella sua persona quanto perché deve interpretare e garantire l’unità associativa. “Occorre una riflessione molto attenta ed approfondita al riguardo. Lo dico anche in relazione ad alcune osservazioni ricorrenti che hanno caratterizzato il mio operato, in quanto – secondo alcuni dirigenti – eccessivamente accentratore. Io non credo che sia stato così. A volte si scambia l’obiettivo di gestire a 360 gradi i vari campi di intervento dell’associazione con la volontà di accentrare le decisioni. Non dico che non sia mai successo, ma anche quando ciò è accaduto mi sono assunto in pieno la responsabilità.” riconosce il Presidente.

E si conclude con i ringraziamenti, sicuramente formali ma altrettanto sinceri, e con la speranza che l’associazione diventi sempre più unita, propositiva ed innovativa, obiettivo raggiungibile solo se ciascun dirigente e socio si ricordi di essere, in ambito associativo, prima un collega Anasf, poi appartenente alla propria rete di consulenza.

“Certamente ho imparato tantissimo da questa esperienza di vita, prima ancora che professionale, al vertice di Anasf e credo di averlo restituito nel corso del tempo sotto forma di competenza, impegno e passione, al massimo delle mie possibilità.

Maurizio Bufi”

Sipario.

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