Banca Generali, Mossa si confessa a Montemagno

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Avatar di Hillary Di Lernia 30 Giugno 2020 | 12:47

E’ stato un periodo dove abbiamo ascoltato diverse interviste effettuate da dietro uno schermo, con uno sfondo neutro o virtuale o con l’unico punto di casa che sembrasse quantomeno presentabile. Conversazioni più o meno formali, più o meno ufficiali, che però facevano trasparire quella parvenza di genuinità che per anni abbiamo spesso nascosto.

Ma questa volta è ancora diverso. Quella di Marco Montemagno, imprenditore ed esperto di digital, a Gian Maria Mossa, ad di Banca Generali, più che un’intervista strutturata ricorda una conversazione tra due amici che non si vedono da tanto, e questo non per sminuire l’intervista in sé, ma anzi le dona una connotazione più vera, più sincera.

Mossa quindi si racconta, rivela alcune curiosità sul rapporto con la moglie, che definisce come l’artista di casa, con un grandissimo gusto per l’arredo e per il design, per il bello…ma che non ama quello di cui lui si occupa.  Ma la ricetta per stare insieme nonostante le differenze e i caratteri opposti c’è: “io non entro nel merito di arredamento o di come vestire i bambini così come lei non si interessa delle finanze e della gestione economica di casa” – rivela Mossa, che aggiunge – “però abbiamo tanti punti in comune […] lei è una persona super sorridente, di compagnia, sempre allegra ed è fondamentale dato che faccio un lavoro molto complicato”.

L’ad di Banca Generali ha parlato certamente anche della situazione del nostro Paese, profondamente scosso dall’emergenza sia a livello sanitario che a livello economico e non nasconde il suo pessimismo verso tutte quelle piccole e piccolissime realtà imprenditoriali presenti sul nostro territorio. L’Italia purtroppo ha due limiti: da un lato la spina dorsale è costituita proprio dalle piccole e medie imprese, quindi meno organizzate e soprattutto quando si verifica una crisi sono le prime che vengono spazzate vie, dall’altro il nostro è un sistema dove se si vogliono avere dei soldi bisogna passare dalle banche, quindi siamo iper bancarizzati. Ed è per questo che è necessario trovare qualcosa che dia sia sostegno alle imprese e nello stesso tempo si affianchi alle banche. Ed è quello che ha provato a fare Banca Generali in questo periodo.

Ma ammette anche di non aver visto un grande cambiamento nelle “richieste delle persone, nel loro appetito al rischio per quanto riguarda gli investimenti, sia perché da un lato le persone erano più preoccupate, giustamente, dell’aspetto sanitario, sia perché dopo una forte battuta d’arresto avvenuta a marzo, nel mese di aprile si è assistito ad un deciso rimbalzo perché le banche centrali hanno iniziato sostanzialmente a stampare soldi”.

Montemagno incalza poi con una domanda interessante, ovvero se ci siano delle differenze tra il consumatore normale e un Warren Buffet o un Richard Branson, a livello di accessibilità agli strumenti finanziari. “E’ evidente che ci siano diverse differenze e sicuramente c’è un discorso di differente accessibilità. Ad esempio, se si è un piccolo risparmiatore non si può partecipare a dei deal soprattutto nel mondo del non quotato. Quando Facebook era ancora una piccola startup e quindi non quotata, gli stessi manager sono andati a cercare i soldi dalle grandi famiglie.” racconta Mossa. Ma c’è anche un tema di accesso all’informazione, alla buona informazione e anche alla reputation.

Una chiacchierata che affronta diverse tematiche e alla fine si conclude con una riflessione sul ruolo dei consulenti finanziari. “Il lavoro dei consulenti finanziari è oggi molto difficile, perché se ce n’è uno che commette gravi errori c’è il forte rischio che infanghi tutta la categoria ed è quello che è successo diverse volte. Esistono ancora nel mercato i cosiddetti venditori porta a porta, ma in finanza il discorso è un po’ diverso…[…] Ci sono persone che sanno fare bene il lavoro di consulente e chi invece lo fa male; negli ultimi dieci anni si è assistito ad un consolidamento fortissimo e quindi io credo si sia fatto un salto a livello di qualità media. Quindi se esistono dei brand che sono seri, normalmente hanno dei banker seri. In Italia non ci sono tantissimi brand seri, quindi io mi affiderei a quelle realtà notoriamente solide e affidabili, e non parlo solo di Banca Generali.”

 

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