Consulenti e Btp Futura, come spiegarlo al cliente

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Avatar di Redazione 3 Luglio 2020 | 11:46
Le cose da sapere sulla prossima emissione di Buoni del Tesoro con rendimenti legati al Pil.

Mancano poche ore al debutto sul mercato di una nuova categoria di titoli di stato. Stiamo parlando del Btp Futura, Buoni del Tesoro poliennali che hanno rendimenti legati all’andamento del Pil italiano e possono essere richiesti anche da qualche cliente dei consulenti finanziari, in regime di risparmio amministrato. Ecco, dunque, alcune cose da sapere:

DIRETTAMENTE SUL MERCATO – Come il Btp Italia,  anche il Btp Futura non avrà un’ asta, ma verrà collocato direttamente sul Mot (il mercato obbligazionario telematico di Piazza Affari).

LE DATE DA RICORDARE – Il titolo verrà collocato da lunedì 6 luglio (ore 9:00) a venerdì 10 luglio (ore 13:00).

SOLO PRIVATI– Il Btp Futura è riservato al retail, cioè alla platea dei risparmiatori privati che possono ovviamente acquistarlo attraverso un intermediario autorizzato (la propria banca e il consulente di fiducia).

LA SCADENZA – Il nuovo Buono del Tesoro ha durata di 10 anni. Andrà dunque in scadenza nel 2030.

I COSTI- Non ci sono commissioni per chi acquista il titolo all’emissione mentre dopo il collocamento i costi sono quelli richiesti normalmente dagli intermediari per la negoziazione dei Buoni del Tesoro.

LE CEDOLE – Il Btp Futura  ha delle cedole che vengono comunicate venerdì 3 luglio. Si tratta per la precisione di cedole che rimangono fisse per tre anni e crescono allo scadere di ogni triennio. Gli interessi periodici non sono però l’unica forma di rendimento. C’è anche un remio fedeltà dipendente dall’andamento del Pil (con la formula spiegata qui sotto)

IL PREMIO FEDELTA’ –  Chi tiene il titolo fino alla scadenza beneficerà di un rendimento aggiuntivo:  il premio fedeltà, che ha un minimo garantito pari all’1% e un massimo del 3% del capitale  e sarà legato alla variazione media annua percentuale del prodotto interno lordo nominale italiano calcolata sul periodo che va dall’anno di emissione del titolo e l’anno precedente quello di scadenza.

 

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