Consulenti, fenomeni senza fiducia

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di Elio Conti Nibali 6 Luglio 2020 | 09:47

Tantissimi i “numeri” elencati recentemente dalla Presidente Rabitti nella relazione annuale di Ocf.
Un Organismo, diciamolo a voce alta, che rappresenta una scommessa per una volta vincente di tutta l’industria dei servizi finanziari che, nella tenuta dell’Albo prima e nel passaggio delle funzioni di vigilanza poi, aveva previsto una crescita in termini di efficienza, tradotta in un indubbio scatto in avanti quanto a qualità del servizio per tutti gli interessati.

Dicevamo dei numeri della relazione, a cominciare da quelli degli iscritti nelle tre sezioni.
Ancora certamente pochi quelli delle sezioni autonomi e scf, il tempo ci dirà di più della possibile crescita di queste categorie ancora “giovani”.

Ben altra la consistenza dei cf abilitati, 53.299 il totale, di cui attivi con mandato 33.965. Interessante sarebbe anche valutare ed approfondire in un’altra occasione il crescente numero di nuovi iscritti tra i dipendenti rispetto ad una crescita inferiore negli ultimi anni degli agenti.

Il portale di Ocf da anche la possibilità di tornare indietro negli anni ed allora proviamo a fare qualche utile confronto.

Risalendo alla relazione del 2011, questa riportava un totale di 54.581 iscritti all’Albo con 34.347 mandati attivi., insieme ad un altro dato di notevole interesse, il patrimonio totale in capo alle reti dei cf abilitati (fonte Assoreti) che si assestava allora in 231 mld di euro.
A fine maggio 2020 questo dato e’ quasi triplicato: siamo vicini ai 600 miliardi di euro.

E allora, se è la “somma che fa il totale”, cominciamo a trarre un po’ di conclusioni, alcune positive altre un po’ meno.

Una categoria professionale, un’organizzazione industriale o un settore merceologico che in meno di dieci anni triplica il “fatturato”, peraltro in un ambito di assoluto rilievo e soggetto a regole sempre più stringenti come quello del risparmio, è certamente un case study molto interessante ed è la conferma di un modello italiano che, fortunatamente, l’esterofilia imperante non ha stravolto ma, semmai, rafforzato.

Ma sono numeri che richiamano anche, responsabilmente, ad una attenta riflessione tutti coloro che hanno ruolo in questo segmento dell’industria dei servizi finanziari.
Se le masse aumentano in continuazione a fronte di una sostanziale stabilità del numero degli addetti le conclusioni appaiono abbastanza scontate.

Quelle positive sono evidenti: le reti dei cf abilitati, grazie ad un lungo rapporto professionale istaurato con i risparmiatori, investono sulla fiducia, consolidano la relazione, migliorano la qualità del servizio e crescono nella penetrazione del mercato e di conseguenza il patrimonio si impenna.

Il lato negativo è l’assenza di segnali nella crescita del numero di cf attivi, un dato che davvero fa a pugni con la logica, stanti i risultati invece eccezionali del settore.

Dove sta l’errore?
Nelle “politiche di reclutamento”, che si limitano a guardare all’interno del sistema cercando unicamente di strappare il collega alla concorrenza ?
Nel limitare il potenziale di ricerca soltanto al bacino dei dipendenti bancari dell’area “private” ?
Nella convegnistica ormai stucchevole che ripete il mantra del ricambio generazionale e la necessità di inserimento di giovani senza una proposta che sia una che abbia davvero dentro un percorso concreto che dia un senso ad investimenti a volte anche sostanziosi ?
In una narrazione che a volte mortifica le qualità professionali, enfatizzando invece episodi marginali ?

Oppure, come fa intendere qualcuno, questa non sarebbe una professione per giovani ?
Chiedetelo, semmai lo pensaste, alla grandissima maggioranza di quei 30 mila che hanno consentito a questa industria di triplicare i fatturati in periodi difficilissimi, costruendo quotidianamente, mattone su mattone, i risultati che oggi vengono raccontati. Chiedete loro quanti anni avevano quando hanno iniziato a credere nelle grandi prospettive della consulenza finanziaria e avrete la risposta giusta: questo è un mestiere (anche) per giovani.

A maggior ragione adesso, lo ricordava proprio la Presidente Rabitti nella Sua relazione, con le nuove tecnologie che irrompono a dare ulteriori opportunità all’industria dei servizi finanziari e che certamente le nuove generazioni avranno più facilità ad utilizzare.

C’è bisogno di consulenza, lo dicono i fatti oggi più che mai, e c’è necessità quindi di consulenti, adesso.

L’industria deve cercare altre strade altrimenti il sistema può rischiare di andare fisiologicamente in tilt e certamente questa non sarebbe una bella notizia, in primis per i risparmiatori.

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