Asset allocation, l’opportunità delle banche italiane

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Avatar di Redazione 7 Luglio 2020 | 15:16

“I mercati periferici dell’Europa, come Italia, Francia e Spagna, trarranno maggiori benefici da un contesto in cui i premi per il rischio saranno più bassi. Dobbiamo aspettarci una rotazione dai titoli growth a quelli value, con opportunità all’interno degli asset delle banche italiane, ipotizzando una ripresa economica a V nel 2021. Tutto questo, partendo dal presupposto che il contenimento della pandemia sia stato efficace e non ci siano nuovi focolai dopo l’estate”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

Le banche italiane arrivano in questa situazione di recessione con bilanci più puliti rispetto al 2011. Dal 2015 a oggi il regolatore europeo è stato stringente nell’imporre loro operazioni di ricapitalizzazione per far fronte alle pulizie di bilancio derivanti dall’alto livello di sofferenze che prima pesavano per circa il 20-25% degli attivi delle banche, un valore che oggi è sceso a circa il 6% per le banche principali.

Per quanto riguarda la Bce, l’opinione comune è che il suo intervento sui titoli di stato italiani possa portare a un’ulteriore riduzione dello spread per l’Italia, trattandosi di un ennesimo salvagente dato allo Stato per fare emissioni a dei tassi estremamente bassi. “L’acquisto di obbligazioni di stato italiane per mano della Bce si traduce in un potenziale apprezzamento di tutti quei titoli value che compongono fondamentalmente il 30-35% dell’indice principale in Italia”, sottolinea Scauri. “Sul mercato azionario italiano le banche italiane scambiano ora a uno sconto del 30% sul fair value in base all’attuale rendimento del bund e considerati i livelli dei credit default swap, che sono andati a ridursi in maniera significativa, questo potrebbe portare a un forte beneficio all’interno degli asset delle banche italiane. Dal momento che l’indice italiano è composto per il 30-35% da banche e assicurazioni, questo potrebbe far sì che esso sovraperformi quello europeo.”

Il mercato oggi è in una sorta di luna di miele con l’Italia. Questo non tanto per una reale convinzione di un imminente forte miglioramento del contesto, ma perché si pensa che continuerà a esserci la mano della Bce nel contenimento dello spread. Purtroppo in Italia l’elemento politico resta però preponderante e una crisi politica o una situazione di percepita instabilità può portare effetti negativi. Il rischio paese è sempre associato a stabilità politica e capacità di implementare le riforme e questo influisce sulla propensione degli investitori stranieri a puntare sul paese.

“Sulla ripresa dell’economia italiana, che possa essere a V o a U, non è dato ancora sapersi, ma si può vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”, conclude Scauri. “E’ pieno se la politica sarà in grado di dare un’accelerazione al processo di de-burocratizzazione che tiene a freno l’economia italiana. Se invece si perderà anche quest’occasione per eliminare gli elementi di burocrazia che tengono al palo le possibilità di crescita delle pmi, la risalita sarà più limitata. L’adozione di un modello nazionale sulle orme di quello del ponte Morandi di Genova, con un unico commissario a cui è stata data la possibilità di superare l’impasse della burocrazia e implementare un’opera grandiosa in pochi mesi, renderebbe più probabile una ripresa a V dell’economia italiana”.

La risposta delle istituzioni Ue alla crisi attuale, se verrà confermata dal Consiglio europeo di luglio, sarà estremamente più potente rispetto a quanto fatto nel 2011, quando abbiamo avuto il whatever it takes di Mario Draghi. Il tema del recovery fund era un tempo qualcosa di politicamente inaccettabile per i paesi del nord Europa, mentre ora sembra che la Germania abbia la necessità e la volontà di mantenere un approccio più costruttivo verso il sud dell’Europa. Questo perché la Germania negli ultimi anni ha avuto una bilancia commerciale nettamente positiva e quindi il tema dell’inflazione fa molta meno paura rispetto al passato. In secondo luogo, la Germania ha la necessità che la terza economia dell’Europa, l’Italia, possa uscire molto più velocemente dalla recessione, essendo un mercato dove vendere prodotti tedeschi, vista anche la chiusura dell’economia lato Usa e Cina.

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