Anticipo Firr, Enasarco ancora nel mirino di Anasf

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Avatar di Redazione 14 Luglio 2020 | 15:23

Anasf va all’attacco di Enasarco in merito alla proposta sull’anticipo Firr ai consulenti finanziari. L’associazione di categoria si è affidata a una lunga nota sul suo sito ufficiale, che riportiamo, la quale ricostruisce la vicenda e spiega perché l’associazione guidata dal neo eletto presidente Luigi Conte ha espresso voto contrario a quanto deliberato dal cda di Enasarco: ovvero, l’anticipo del 10% del FIRR e l’erogazione di un altro 20% subordinata alla valutazione di sostenibilità economica e finanziaria della Fondazione Enasarco.

Di seguito la nota integrale di Anasf:

Enasarco è un fronte ampiamente presidiato da Anasf e negli ultimi mesi si sono susseguiti annunci, news e dibattiti su cui Anasf intende fare chiarezza, in particolar modo per quanto attiene alla proposta di anticipo del Fondo Indennità Risoluzione Rapporto (FIRR).

Con l’inizio del lockdown, quindi nell’ambito della gestione ordinaria di Enasarco e prima delle elezioni programmate ad aprile, Anasf, insieme agli altri componenti della coalizione “Fare presto! e fare bene”, ha proposto di anticipare una parte sostanziale dell’importo accantonato dai consulenti finanziari nel FIRR, considerando questa possibilità una misura necessaria e di aiuto immediato agli iscritti all’Ente, tanto da inserirla nel programma elettorale della coalizione. La proposta, tuttavia, non è mai stata presa in considerazione dalla maggioranza del Cda.

Inaspettatamente poi, tra fine maggio e inizio giugno, nel periodo in cui l’Ente non si trovava più nella posizione di prendere decisioni di tipo straordinario a causa dell’immotivato posticipo delle elezioni, la maggioranza del Cda Enasarco ha deliberato un’anticipazione delle somme versate dagli iscritti nel Fondo, fino a un massimo del 30% dell’accantonato. Anasf, insieme agli altri componenti di minoranza del Cda, ha ritenuto questa decisione non condivisibile e ha quindi espresso voto contrario. Ecco nel dettaglio perché.

A seguito del posticipo sine die delle elezioni da parte della maggioranza del Cda di Enasarco, la Fondazione, come ribadito più volte dai Ministeri vigilanti, è in regime di prorogatio e come tale può deliberare solamente atti di ordinaria amministrazione, pena la nullità delle azioni intraprese, che comporterebbero un importante danno erariale per la Fondazione e i suoi iscritti. Il voto contrario della coalizione a cui Anasf aderisce è dovuto al fatto che oltre a trattarsi di un atto tardivo preso a mesi di distanza dall’effettiva esigenza degli iscritti, è altresì un atto di straordinaria amministrazione deciso dalla maggioranza di Enasarco in un periodo di prorogatio dell’Ente e come tale dovrà essere sottoposto all’approvazione dei Ministeri competenti, i quali hanno già espresso formalmente all’Ente l’illegittimità degli atti deliberati. Ed infatti lo stesso TAR del Lazio, con apposito decreto, ha rigettato venerdì scorso la richiesta di sospensiva del ricorso presentata in maniera irrituale e senza alcuna informativa al CDA e l’Assemblea dei delegati, dal presidente pro-tempore della Fondazione, Gianroberto Costa, contro i rilievi dei vigilanti Ministeri di Lavoro ed Economia a ripristinare le procedure per il regolare svolgimento delle elezioni online.

Per quanto riguarda la delibera votata dalla maggioranza, la stessa prevederebbe solo l’anticipo del 10% del FIRR, comunque non prima del mese di dicembre e solo per una irrisoria parte degli iscritti. Inoltre, l’erogazione del restante 20% (nel 2021/2022) sarebbe subordinata alla valutazione di sostenibilità economica e finanziaria della Fondazione Enasarco che, come noto, già oggi è compromessa e quindi da ritenersi sostanzialmente irrealizzabile. Si tratta quindi di un atto che non mette a disposizione degli iscritti 450 milioni di euro, così come comunicato nelle scorse settimane dalle parti sindacali, ma solo una piccola parte che, tra l’altro, mette a rischio la sostenibilità dell’Ente stesso.

Ecco perché Anasf ha espresso voto contrario, perché provvedimenti di questo tipo dovevano essere presi molto tempo prima, quando c’era la possibilità e la legittimità di poterlo fare e non ora in previsione delle imminenti elezioni, facendo credere di dare il 10% lordo del Firr che, lo ricordiamo, sono risorse dei consulenti finanziari che dovevano essere liquide e accantonate in una gestione completamente separata dell’Ente, cosa che purtroppo alla prova dei fatti non è così.

Ecco perché Anasf continuerà a lavorare affinché siano riconosciuti agli iscritti i giusti sostegni e tutti i loro diritti, a partire dalla possibilità di esprimere il proprio voto alle prossime elezioni che darà modo di attuare subito tutti gli interventi urgenti e non procrastinabili che i consulenti finanziari si aspettano in un periodo così difficile.

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