Caro consulente, ti spiego perché un assistente è fondamentale

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Avatar di Redazione 23 Luglio 2020 | 10:42
Beatrice Cicala è assistente virtuale e fondatrice di Assistant LAB. Svolge attività di consulenza, organizzazione, social media marketing per consulenti finanziari con l’obiettivo di concretizzare i loro progetti di business. Da sempre attiva nella promozione del ruolo dell’assistente del consulente finanziario come business partner. Oggi spiega ai lettori di Bluerating perché un assistente può essere un valore aggiunto anche per un consulente con meno di 20 milioni di portafoglio.

Articolo di Beatrice Cicala

Un manager di quelli poco simpatici verso le assistenti, un giorno mi disse:
“Ma cosa se ne fa, della segretaria, un consulente che ha meno di 20 milioni di portafoglio?”

Come se, strutturarsi con uno staff, nel 2020, fosse un privilegio da Top Private.

O forse, limitando il lavoro dell’assistente alla sola gestione della burocrazia e contrattualistica, un consulente finanziario con un portafoglio minore si può arrangiare anche da solo.

Per mia esperienza, stiamo parlando di un professionista che solitamente ha difficoltà ad instaurare nuove relazioni, magari non conosce strategie di marketing oltre alle telefonate a freddo, non utilizza in modo funzionale la sua agenda, non ha mai studiato la composizione del suo portafoglio, non ha individuato una nicchia di mercato sulla quale focalizzarsi, non ha mai studiato a fondo se stesso e le sue migliori competenze.

Aggiungiamo anche che non è ben visto in ufficio e che i manager, solitamente, si preoccupano di chi produce e cresce con facilità, abbandonando a loro stessi i consulenti finanziari minori.

Partendo da questa analisi, l’assistente può essere di grande supporto: anche perché non è il portafoglio di oggi a determinare il successo di domani.

La differenza sta nell’obiettivo da raggiungere, nella disciplina e nella volontà che il consulente  mette nell’organizzarsi diversamente e nell’entusiasmo di iniziare una nuova avventura.

Vedo ogni giorno consulenti finanziari ritrovare il sorriso dopo aver trovato la perfetta soluzione per dare alla luce un progetto rimasto chiuso nel cassetto da anni, per aver compreso come utilizzare un social o per aver sistemato l’immagine e avere un aspetto più professionale.

Basta poco per ritrovare l’entusiasmo e ripartire nello sviluppo del business.
Trovare un’assistente partner può fare tutta la differenza.

“Sì Beatrice, ma le assistenti costano”.

Sì certo, costano se non vengono formate, costano se vengono lasciate all’angolo e non coinvolte nel business, costano se le si vede come delle compilatrici di contratti e non come delle risorse pensanti che magari non aspettano altro che poter essere di aiuto.

Un consulente finanziario minore, per prima cosa, oggi deve investire in pubblicità e visibilità.
Ma non ne ha le competenze.

Un consulente finanziario minore deve dare una svolta alla sua agenda, essere organizzato al minuto e liberare tempo per produrre contenuti efficaci all’attrazione di nuova clientela. Ma non sa da che parte cominciare.

Ecco a cosa serve un’assistente [smart e sul pezzo, ovviamente]

Ad utilizzare in modo efficace i social, a crescere la tua visibilità, ad aprire nuovi canali di comunicazione, ad editare un video o un audio da inviare ai tuoi clienti, ad organizzare meglio il tuo tempo, a consigliarti dall’esterno, a rileggere i tuoi articoli di porno-finanza per renderli più comprensibili al pubblico. Ad organizzare dalla A alla Z un seminario finanziario, digitale o non.

Il consulente con un grosso portafoglio, per assurdo, ha un lavoro più semplice da fare.

È forte, ha creato relazioni importanti, non ha bisogno di fare sviluppo in modo sistematico perché i nuovi clienti arrivano costantemente da referenze o da nuove relazione.

Certo, poi abbiamo i fuoriclasse che non si accontentano mai, ma non è il tema di oggi.

In questo caso l’assistente si occupa di dare un aspetto più strutturato, migliorando la custode experience del cliente, migliorando l’immagine sul web del consulente.

L’errore è fermarsi a giudicare la persona dal portafoglio.

Prima del portafoglio ci sono persone, ambizioni più o meno grandi, limiti di competenze digitali, di relazioni e di organizzazione. Ogni consulente ha una storia e un percorso diverso.

Quello che dovrebbe essere stimolato è l’obiettivo da raggiungere, a prescindere da altri numeri.
E questa è tutta un’altra storia.

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