Costi e aggregazioni, le piccole banche tremano

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Avatar di Redazione 4 Agosto 2020 | 11:23

Pesce grande mangia pesce piccolo è la regola. E se il pesce piccolo è impantanato, elemento che rende difficile la fuga, allora la mattanza è vicina. Questa metafora potrebbe spiegare efficacemente il futuro del sistema bancario italiano, un contesto dove i grandi intermediari sono sempre più voraci e le realtà più piccole sempre più gravate da costi e di fatto impossibilitate a opporre resistenza. A ribadire questa view è un report di Airfirm, che ha coinvolto più di 40 Risk manager di banche italiane, ripresa da MF.

In merito alla qualità dei crediti, “gli istituti hanno già accantonato oltre 25 miliardi di euro nel solo primo trimestre 2020. Una crescita drammatica, pari a circa il triplo rispetto dello stesso periodo del 2019 pari a circa 8,5 miliardi di euro. E di questi circa il 52% è collegato all’effetto pandemia (il 56% per le banche italiane). Gli effetti sul conto economico sono evidenti. Il costo del rischio di credito è pari a circa 22 bps (basis point), mentre nel 2019 si attestava a 8 bps, per un incremento pari al 186%. Le banche del Nord Europa sono quelle che hanno reagito con molta più decisione. Nel Regno Unito e Germania l’incremento del costo è stato pari rispettivamente a +448 e +255%, mentre per le banche francesi, italiane e spagnole è stato pari rispettivamente al 116, 105 e 92%” spiega l’analisi di MF.

«Nonostante gli interventi di Governo, Ue, Bce e Banca d’Italia, gli impatti saranno considerevoli per l’economia italiana e, di conseguenza, anche per le banche che si trovano ad affrontare uno shock esogeno anche più severo di quello ipotizzato nei precedenti stress test e che ha già determinato una importante riduzione dei margini» sostiene sulle pagine di MF Marina Brogi, coordinatore scientifico del rapporto. «Accelerano i trend verso la digitalizzazione, la razionalizzazione dei costi e una maggiore tendenza verso il consolidamento dei player sul mercato. Le banche di più piccole dimensioni sono percepite come più vulnerabili». Inoltre secondo Umberto Fuso partner di Oliver Wyman i risk manager cambieranno «le modalità di interazione con la prima linea della banca».

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