Giuliani (Azimut), la correzione e la regola di un terzo

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di Redazione 12 Agosto 2020 | 10:43
Il presidente del gruppo del risparmio gestito ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera dove parla di mercati e della sua strategia per proteggersi in questo particolare momento storico.

Un terzo di attività illiquide, un terzo sui mercati emergenti e un terzo in attivi tradizionali, che vanno dai conti correnti alle azioni e obbligazioni dei Paesi sviluppati. È la regola dell’un terzo. Si può riassumere così la strategia di portafoglio che Pietro Giuliani, presidente di Azimut, ha suggerito durante un’intervista rilasciata al Corriere Della Sera. La sua lettura del momento sui mercati vede un ruolo importante per le banche centrali: “Si sono mosse con tempestività”, è il commento di Giuliani, “inondando il mercato di liquidità e fermando il crollo sia dell’economia reale che dei mercati finanziari. Ma qui c’è anche un problema. Con i tassi a zero o negativi diventa molto difficile investire e realizzare performance positive”. Per di più, all’orizzonte Giuliani vede un nuovo avvitamento dei listini: “Per quanto i mercati siano drogati dall’eccesso di liquidità, l’economia reale è in grave difficoltà e gli utili societari potrebbero avere seri contraccolpi. Per questa ragione prevedo che ci sarà una correzione dei listini nei prossimi 12 mesi, forse anche entro fine anno”.

Dalle parti di Azimut credono che i portafogli super prudenti non siano la panacea. La via può essere ancora quella delle azioni, ma con una cautela in più: “Se si investe a scaglioni”, fa notare Giuliani, “con piani di accumulo che rallentano gli acquisti quando gli indici salgono e li incrementano quando scendono o crollano, si riescono a ottimizzare le scelte”. A questo, conclude il presidente di Azimut Holding, occorre però aggiungere dell’altro: “Se si vogliono ottenere rendimenti significativi e non solo lo zero virgola bisogna puntare sugli attivi meno liquidi, come il private equity”. Queste due componenti, insieme a una fetta di portafoglio proiettata ai mercati emergenti, per Giuliani può arrivare a fruttare, nel medio-lungo periodo, una performance del 4-6% annuo.

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