Poste, la grana dei buoni fruttiferi

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Avatar di Redazione 24 Agosto 2020 | 11:07

Si fa caldo il clima intorno ai Buoni Fruttiferi. Come riportato da il Plus 24 nella propria cover story, è infatti esploso di recente il contenzioso sul taglio dei rendimenti delle vecchie Serie, con Poste che ha scelto di disattendere per 16 volte le decisioni dell’Arbitro bancario finanziario a favore dei risparmiatori.

Il nodo del problema, riporta il Plus 24, sarebbe in sostanza il seguente: i rendimenti offerti dai Buoni di nuova emissione sono ormai da diversi anni ben lontani a quelli di vecchia data e non di rado sono fonte di contestazione nel momento in cui il sottoscrittore chiede il rimborso trovando in taluni casi un importo inferiore al valore atteso, con tagli anche di natura retroattiva, stando alla lettura delle controversie.

Come si legge sul Plus 24, nel 2019 è esplosa l’incidenza delle istanze presentate all’Arbitro bancario finanziario contro Poste Italiane: circa il 17% delle 22059 ricevute, con un aumento di 8 punti percentuali rispetto al 2018. Nel complesso sono stati presentati 3672 ricorsi contro Poste, di cui circa tre quarti riguardano Buoni fruttiferi postali. Nel complessi i ricorsi hanno avuto esito positivo nel 52% dei casi, percentuale che sale al 58% se si considerano solo quelli inerenti i Bfp.

Protagonisti spesso dei ricorsi sono stati i vecchi Bfp appartenenti alla serie Q, emessi nella seconda metà degli anni ’80, sui moduli della precedente serie P, che riconoscevano rendimenti a doppia cifra: “su tali buoni, di durata trentennale, gli uffici postali apponevano un timbro sulla parte anteriore, con l’indicazione della nuova serie Q, e un timbro sulla parte posteriore, con i nuovi tassi di interesse della serie Q riportanti soltanto con riferimento ai primi 20 anni di rendimento del titolo, senza precisare nulla in merito ai tassi più elevati (15% annuo) previsti per la precedente serie P per le richieste di rimborso dal ventunesimo al trentesimo anno.

Decisioni dell’Abf che fino allo scorso anno Poste rispettava, rimborsando al cliente quanto stabilito dall’arbitro. Al momento invesce sono 16 le decisioni che Poste ha deciso di non rispettare, iniziando a sottoporre la questione all’attenzione della giustizia ordinria. Lo si apprende dalla lista nera pubblicata sul sito dell’Arbitro con gli intermediari inadempienti.

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2 commenti

  • Avatar Luciano Pinchiroli says:

    E’ possibile che alcuni possessori di bpf emessi dal 1986 con la stampigliatura del timbro sul retro che diminuisce l’interesse ottengano per gli ultimi 10 anni il vecchio interesse perché il timbro apposto per la variazione non specifica per gli ultimi 10 anni? L’interesse così corrisposto è pari 36% all’anno per 10 anni ! Ma nel 1996 non è forse entrata in vigore la legge anti usura che proibisce interessi così alti? Io mi ricordo che anche prima del 1986 le Poste usavano lo stesso sistema del timbro sul retro per variare l’interesse. Tre volte l’hanno usato per passare dall’interesse dal 3 al 5% dal 5 al 7% e dal 7 al 9% Chissà forse le Poste per questi buoni potrebbero richiedere la restituzione degli interessi liquidati in più ?

  • Avatar Anna Piras says:

    Trovo interessante il vostro articolo, anche perché scarsamente pubblicizzato dai media.

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