Dossier piccoli portafoglisti: la versione di Fineco

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 25 Agosto 2020 | 09:45

“Ci giungono voci che l’attuale dirigenza stia puntando il dito contro quei professionisti che oggi sono sotto un minimo di portafoglio (si dice 10milioni) invitandoli ad abbandonare la professione, persone che hanno famiglia, persone che hanno regalato 20/30 anni, che sono state sempre fedeli a un marchio, a un nome e che oggi si vedono tradite nella loro stessa fedeltà”. È questo uno dei passaggi più significativi di una mail inviataci da un consulente e pubblicata su Bluerating.com, il sito web della nostra testata. Parole dirette, che denunciano quella che sarebbe una situazione spigolosa in essere presso Sanpaolo Invest, rete del gruppo Fideuram ISPB. Dal canto suo la società ha preferito non commentare queste parole, ma a questa testimonianza si sono aggiunte altre voci di nostri lettori che sembrerebbero confermare un trend in atto nel mercato italiano dell’advisory. Per questo BLUERATING ha deciso di contattare le principali realtà del settore. Abbiamo chiesto loro, unitamente a un giudizio su questa tematica, quali sono, se sussistono, gli standard minimi di consistenza di portafoglio richiesti per potere svolgere l’attività di consulente finanziario presso la loro società e se esiste davvero una soglia minima al di sotto della quale non vi è convenienza, sia per la rete, sia per il professionista, nel mantenere il mandato attivo. Allianz Bank Financial Advisors, Azimut, Banca Generali, Banca Mediolanum e Credem non si sono espresse, mentre altre realtà ci hanno raccontato la loro esperienza. Parole che evidenziano una visione eterogenea sul tema, pesata sulla struttura e sull’offerta di ciascuna rete. Ma una verità sembra emergere con forza: più che il portafoglio, il valore di un professionista risiede nella sua motivazione. La quarta puntata è dedicata alla voce di Fineco.

FINECOBANK

Ecco, di seguito, la risposta inviata da Fineco. Per i nostri consulenti finanziari non individuiamo delle soglie minime di consistenza del patrimonio al di sotto delle quali impedire lo svolgimento dell’attività nella propria rete. Il focus della banca è da sempre concentrato sulle prospettive di crescita, come dimostra tra l’altro l’impegno nello sviluppo del progetto Giovani: concentriamo l’attenzione sul professionista e sulle sue potenzialità, puntando a favorirne lo sviluppo professionale. È tuttavia evidente che, con una remunerazione totalmente variabile, il portafoglio gestito sia determinante per la sostenibilità dell’attività del consulente. Siamo contrari alla prospettiva di una consulenza part-time, in quanto riteniamo al contrario che si tratti di una professione che richiede serietà e impegno costanti. In questo senso interpretiamo il nostro ruolo come sostegno alla crescita dei portafogli dei nostri professionisti. Il modello di business unico di Fineco è in grado, insieme all’attività di marketing, di attrarre nuovi clienti grazie a un’offerta che può soddisfare le esigenze più sofisticate. A questo si aggiungono numerose ore di formazione non solo tecnica, ma anche di soft skill, che dedichiamo alla rete. Nella selezione di nuovi advisor non dimentichiamo il valore del portafoglio trasferibile ma prestiamo attenzione agli aspetti qualitativi che delineano il profilo dei candidati: la preparazione professionale, le attitudini commerciali e relazionali, il contesto in cui vive e dal quale può attrarre clienti. Vogliamo insomma premiare la crescita, con la consapevolezza che uno sviluppo organico sia il motore per la sostenibilità dell’intero settore.

Rileggi la prima puntata del dossier, dedicata a Bnl Bnp Paribas LB.

Rileggi la seconda puntata del dossier, dedicata a Consultinvest.

Rileggi la terza puntata del dossier, dedicata a Copernico Sim.

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