Reti e gestori: che cuccagna la performance fee

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di Redazione 28 Agosto 2020 | 10:18

Nel 2019 hanno rappresentato il 36% degli utili delle società di risparmio gestito operanti in Italia con asset in gestione superiori a 20 miliardi, mentre per il mondo delle reti il peso sale al 48%. Sono queste le evidenze che emergono dall’analisi di Maximilian Cellino su Il Sole 24 Ore.

“Il campione preso in esame, le cui masse gestite ammontavano alla fine dello scorso anno a circa 1.100 miliardi e al 50% del valore complessivo dell’industria italiana, è stato appunto in grado di totalizzare performance fee per 989 milioni nel 2019 contribuendo a realizzare il 36% degli utili complessivi. Nel 2018, anno diametralmente opposto per i rendimenti, sono stati comunque capaci di applicare commissioni di incentivo per 283 milioni, il 16% dei profitti netti”.

E il tema appare ancora più incisivo nel caso del mondo dell’advisory, prosegue l’analisi “Per le società che non ricorrono alle commissioni di incentivo come Finecobank, ve ne sono altre come Azimut e Banca Mediolanum per le quali la componente ha rappresentato oltre il 60% degli utili. Più in generale, il mondo delle reti di consulenti rimane decisamente più esposto, con un’incidenza delle performance fee su utili netti del 48%, che salirebbe al 60% se dal computo fosse esclusa la già citata Fineco che ha azzerato la voce”.

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