Consulenti: basta chiacchere, ora serve un contratto nazionale

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di Redazione 29 Settembre 2020 | 11:22

Vi riportiamo di seguito un approfondimento pubblicato su LinkedIn a cura di Antonio Mazzone, e-recuiter di private banker e consulenti finanziari. Al centro dell’analisi la questione della formalizzazione del rapporto lavorativo tra professionisti e mandanti.

Contratto unico di categoria e contratto collettivo nazionale per i consulenti finanziari mandatari o agenti.

Una chimera, o forse…?

Se ne parla da vent’anni, ma ad oggi azioni di lobbying serie e concrete non se ne sono viste.

Anasf ci ha provato ma per una mera operazione di facciata, senza mai crederci per davvero, dato anche un legame troppo stretto e mai reciso con Assoreti ( che si è dichiarata sempre assolutamente contraria).

Il sindacato ha fatto negli anni alcuni proclami, ma poi nulla di concreto.

Anche tra le liste in lizza per il prossimo rinnovo della governance di Enasarco, questo tema è assente.

Eppure, oggi più che mai un contratto collettivo dei CF a OFS è quanto mai necessario PER AFFERMARE DIRITTI E DOVERI E PER METTERE ORDINE NEL CAOS
( come recitava uno slogan sindacale in voga nel 2000).

Il CCNL CF dovrà, contenere regole specifiche su tutte le parti di interesse della categoria (liquidazione delle provvigioni, rimborso spese, malattia e infortunio dell’agente, cause di scioglimento del mandato, preavviso, indennità di risoluzione, indennità di portafoglio, indennità suppletiva di clientela, atti volontari di previdenza, esclusione del patto di non concorrenza, commissioni paritetiche di conciliazione, durata dell’accordo ecc.).

A quando?

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