“Cari colleghi, è tempo di educare i clienti”

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Avatar di Redazione 2 Ottobre 2020 | 10:19
La lettera di Gloria Bifani, consulente finanziario di IWBank Private Investments, invita i professionisti del settore a impegnarsi per veicolare l’educazione finanziaria con tutti i mezzi disponibili: dagli eventi, agli incontri faccia a faccia fino alle newsletter e i social network

Articolo a cura di Gloria Bifani, consulente finanziario di IWBank Private Investments

Ottobre è il mese dell’educazione finanziaria. Eventi, seminari e workshop finanziari proliferano ovunque.

Così, voglio approfondire la situazione italiana e, digitando “Educazione Finanziaria in Italia” su Google, il primo risultato che compare è la ricerca pubblicata nel 2018 dalla Banca d’Italia dal titolo “Measuring the financial literacy of the adult population”.  (Il Sole 24 Ore, Educazione finanziaria: gli italiani sono messi male, e le italiane peggio 23 dicembre 2019).

Questo studio ha rilevato un gap sostanziale fra il nostro paese e il resto dell’area Ocse quanto al livello di conoscenze di base dei temi legati alla finanza personale, al risparmio e agli investimenti. L’Italia è maglia nera in Europa in quanto a Educazione Finanziaria. Così mi sono domandata, ma “Perché siamo il fanalino di coda dell’Europa?”

Sicuramente è mancato negli anni un inserimento di un corso di educazione finanziaria come materia nelle scuole, nelle Università e anche tra gli obiettivi di lungo periodo della classe politica. Tuttavia, se è vero che gli Italiani sono ultimi per educazione finanziaria, è vero anche che sono tra i primi in Europa per il risparmio. Abbiamo come popolo una naturale propensione all’accantonamento per gestire le insidie del domani e, quanto mai ora, questa propensione è diventata necessità per tutti visto la situazione Pandemica e il rischio di lockdown che stiamo ancora attraversando.

Diverse ricerche evidenziano anche che la liquidità è tra le forme di risparmio preferite dagli italiani e viene da chiedersi il perché vista la sua totale assenza di remunerazione. Quindi la risposta che mi sono data è che ciò non si conosce fa paura, genera mancanza di fiducia e si preferisce restare in una caverna Platoniana piuttosto che conoscere la realtà e l’ignoto.

Un cittadino che deve prendere decisioni cruciali su quanto risparmiare per il domani, su quanto e come investire, su come orientarsi tra i diversi prodotti finanziari e previdenziali che gli vengono proposti, incontra serie difficoltà se manca di nozioni elementari come la distinzione fra rendimenti nominali e reali, la relazione rischio/rendimento o l’importanza della diversificazione del proprio risparmio.

La sfiducia nel mondo finanziario è dovuta anche alle diverse crisi finanziarie che si sono verificate nel tempo e che hanno generato informazioni confuse, contradditorie e manipolate, che se non analizzate e capite, provocano un allontanamento totale andando a perdere molte opportunità. 

Cosa potremmo fare noi consulenti e professionisti del settore valorizzando al massimo il fatto che questo mese è dedicato all’educazione finanziaria? Perché dovremmo essere noi in primis veicolo di educazione finanziaria?

Sicuramente il mondo della finanza è complesso ma è compito di noi consulenti educare e trasmettere nozioni alle persone che ci affidano i loro risparmi e patrimoni. Clienti informati e formati, sono clienti più responsabili e consci delle scelte fatte.

Clienti consapevoli sono persone in grado di capire le difficoltà e l’impegno dietro alcune scelte, alcune pianificazioni. Sono persone in grado di proteggersi da chi non è limpido.

Veicolare educazione finanziaria, aiutare i clienti ad impostare il proprio bilancio familiare, far capire come stipulare un mutuo, la differenza tra azione e obbligazione, Significa rendere più efficace la tutela pubblica del risparmio, alimentare il benessere individuale e contribuire allo sviluppo economico della società.

Come attuare ciò?

Tramite incontri/evento in cui affrontare tematiche di Finanza, tramite contatti one to one, tramite invio di newsletter o uso dei social network come mezzo di informazione.

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