Consulenza da padre a figlio, un passaggio complicato

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di Redazione 13 Ottobre 2020 | 11:16

Padre e figlio, entrambi consulenti finanziari. Sono Giuseppe e Fabio Gullotta, il secondo è cresciuto con l’esempio del primo, si è innamorato del lavoro osservando i gesti del papà, che veniva sempre accolto a braccia aperte dal cliente. Entrambi si sono raccontati nel corso di un’intervista doppia rilasciata alla testata online Patrimoni e Finanza. Il tema è stato quello del passaggio generazionale, di una professione che talvolta si tramanda di padre in figlio (o perlomeno certi consulenti sperano di tramandarla ai propri discendenti). E delle differenze di approccio al mestiere tra Giuseppe, consulente babyboomer nato nel 1957, e il figlio Fabio, millennial nato nel 1989. Entrambi fanno parte della rete di professionisti di Bnl Bnp Paribas Life Banker.

Fabio seguiva il papà Giuseppe in estate, nella pause dalla scuola. Lo accompagnava dai clienti e ne studiava ogni gesto. Dopo aver fatto la gavetta, ora sta ricevendo gradualmente dal padre il suo portafoglio clienti. Un aspetto che non è privo di difficoltà: “La diffidenza nell’affidarsi a un giovane con poca esperienza, in una professione come la nostra, è evidente”, racconta Fabio, “Per tale motivo, essere affiancato da un professionista esperto come mio padre è stata una fortuna”.

Il papà ha sempre fatto della relazione personale un punto di forza. Oggi la relazione non è meno importante, ma qualcosa è cambiato rispetto ai tempi passati. “Oggi forse manca la semplicità della relazione”, è l’opinione del padre Giuseppe, “da non confondere con facilità, quando ho iniziato io era difficilissimo fare contatti nuovi! – ed anche quella dei prodotti e dei servizi di investimento. Tutto si è complicato all’insegna della tutela dei risparmiatori, e se da un lato è stato un bene, dall’altro le normative hanno reso difficile il nostro lavoro, nel quale le soluzioni esasperatamente tecniche prevalgono su quelle dettate dal buon senso, dalla professionalità  e dalla competenza dei tanti addetti del settore. Inoltre, la tecnologia ha allontanato il primato dei rapporti umani, e questo non mi piace”.

Suo figlio, però, non la vede necessariamente così: “La tecnologia è un supporto importante, e in un momento storico come questo ancor di più”, spiega ancora Fabio, “La consulenza a distanza è fondamentale oggi più di ieri. Sicuramente le relazioni interpersonali non vengono meno, ma occorre riadattare il modo di assistere e di supportare i clienti”.

E se Fabio ha avuto la fortuna di essere affiancato dal padre, ha dovuto comunque lottare per affermarsi professionalmente. “Ci ho messo un po’ prima di affermarmi come Fabio Gulotta consulente finanziario”, racconta, “e non più come «il figlio di»”.

Per il futuro, spera che ci sia più spazio riservato ai giovani e che le società facciano di più per incentivare il ricambio generazionale: “Se non si interviene oggi, con azioni mirate e concrete, si rischia di avere un vuoto di professionisti nei prossimi anni, con ripercussioni negative per i clienti e per l’Economia. Sarebbe utile far interagire molto di più le due generazioni di consulenti, e restituire al settore nuove figure di coaching per far sì che la professione venga trasmessa anche alle generazioni che verranno dopo la mia”. 

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