Consulenza, i commercialisti sono pronti in pista

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Marcello Astorri di Marcello Astorri 3 Novembre 2020 | 13:13

C’è chi la vede come un’opportunità e chi come una minaccia. Stiamo parlando della possibilità per i commercialisti di svolgere attività di consulenza finanziaria, un tema su cui le opinioni si sono spesso divise negli ultimi anni. Di certo, però, dal primo dicembre 2018, con l’avvio dell’Albo unico nazionale dei consulenti finanziari autonomi, anche i commercialisti possono iscriversi all’Albo Ocf e svolgere la professione. L’incompatibilità con il ruolo, di fatto, è limitata ai soli consulenti abilitati all’offerta fuori sede e non agli autonomi. L’argomento è molto caldo, perché l’Ordine dei commercialisti, con un bacino potenziale di 118mila iscritti, potrebbe esercitare un’onda d’urto enorme sul mondo della consulenza finanziaria, anche se solo una minima parte di questi professionisti entrasse effettivamente in gioco sul mercato.

Aspiranti wealth manager
Già nel 2017, quando venne eletto presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, Massimo Miani aveva inserito nel suo programma “la 30 | retimercato BLUERATING n ottobre 2020 Commercialisti pronti in pista promozione della figura professionale del commercialista specializzato in consulenza sulla gestione globale di patrimoni (family office e wealth management)” e “lo sviluppo di accordi con le principali case di gestione e fiduciarie”. In passato, poi, l’Anasf aveva ferocemente avversato l’ipotesi di una legge che permettesse ai commercialisti, con un esame semplificato, di potersi iscrivere all’Albo dei consulenti. La norma doveva entrare nella legge di Bilancio 2018, però non vide mai la luce. I commercialisti, in ogni caso, guardano ancora con interesse al mondo della consulenza. “So bene che ci sono state polemiche”, spiega a BLUERATING Lorenzo Sirch, consigliere nazionale dell’Ordine con deleghe al diritto societario e alla finanza aziendale, “ma noi, in realtà, non vogliamo invadere il campo di nessuno. Il nostro obiettivo è fare educazione finanziaria avendo il polso a 360 gradi sulle necessità a lungo termine dei clienti e delle loro famiglie”. L’ordine dei commercialisti ha divulgato lo scorso giugno un documento dal titolo “Il Commercialista e la consulenza finanziaria agli investimenti”, nel quale si parla dei presupposti normativi e delle metodologie operative necessarie ai commercialisti che intendano erogare servizi di consulenza in ambito finanziario, sia nelle tipologie riservate che in quelle ritenute libere. “Ci sono attività di orientamento che chiunque può fare, commercialisti compresi”, prosegue Sirch, “mentre se si parla di raccomandazione all’investimento, questa è riservata solo ai professionisti che ne hanno la capacità legale”.

Consigli e raccomandazioni
Questo passaggio è trattato nel dettaglio sul documento dell’Ordine dei commercialisti che, facendo riferimento al Testo Unico della Finanza, spiega ai suoi associati la differenza tra consulenza generica (che tutti possono svolgere) e quella in materia d’investimenti (che può essere effettuata da consulenti e intermediari abilitati). La seconda, rispetto alla prima, si distingue per due elementi: è personalizzata e ha come oggetto un determinato strumento finanziario. In assenza di personalizzazione, la consulenza non rientra nelle normative Mifid e può essere considerata generica.

Chi non vede sotto una cattiva luce l’affacciarsi di questa nuova figura professionale un po’ commercialista e un po’ consulente è il mondo degli autonomi. “In Nafop (National Association Fee Only Planner, n.d.r.) abbiamo diversi commercialisti che sono iscritti anche all’Albo come consulenti autonomi”, spiega a BLUERATING Luca Mainò, membro del direttivo di Nafop, l’associazione dei consulenti autonomi, vice presidente di AssoSCF e fondatore di Consultique, “si tratta di professionisti che hanno superato l’esame Ocf e sono anche iscritti all’Albo dei Commercialisti”. Per Nafop la consulenza finanziaria non è più un’esclusiva di chi appartiene al settore, ma nel nuovo scenario può essere offerta anche da soggetti diversi. Un professionista può svolgere l’attività di consulenza indipendente in materia di investimenti attraverso l’acquisizione di competenze specifiche e superando l’esame Ocf, oppure tramite l’accordo con una Scf che possa svolgere on demand il servizio per i clienti dello studio stesso. “In alternativa”, conclude Mainò, “il commercialista potrebbe assumere un consulente autonomo o creare un’associazione con una Scf, dando vita a realtà multidisciplinari già presenti all’interno delle nostre associazioni, con il servizio di consulenza annoverato tra quelli core dello studio stesso”. Restano, però, senza risposta alcuni interrogativi: siamo sicuri che la distinzione tra consulenza generica e consigli d’investimenti sia così facilmente identificabile? Se così non fosse, sarebbe sempre dietro l’angolo il rischio di un’invasione di campo da parte di professionisti che non hanno superato l’esame dell’Ocf

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1 commento

  • Avatar Antonio says:

    Francamente ritengo che la preparazione del dottore commercialista sia talmente ampia e completa soprattutto in ambito finanziario che non ci sia nessuna necessità di esamini aggiuntivi.

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