Consulente, quando il premio ti fa figo

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Avatar di Nicola Ronchetti 6 Novembre 2020 | 10:41

Quanto vale un attestato delle competenze acquisite durante un corso, una certificazione o addirittura un premio vinto come miglior consulente della propria rete o tra reti differenti?  La risposta dipende ovviamente dalla credibilità del certificatore, dalla giuria che premia e dalle competenze attestate. È infatti chiara a tutti la differenza tra una laurea conseguita in un ateneo prestigioso (Harvard Business School, London School of Economics o Bocconi)  rispetto a un diploma ottenuto da altre realtà per quanto degne di attenzione (Cepu). Stesso discorso vale per la certificazione delle competenze in cui, per esempio, il brand value di Efpa o di Cfa ha un valore molto più importante rispetto a un attestato di partecipazione a un corso di formazione generico non certificato. Lo stesso dicasi per i premi, dove in questo caso quello che conta di più è la credibilità della giuria, di chi seleziona e segnala i candidati, i parametri di valutazione e la modalità di voto. Sicuramente nel mondo della consulenza finanziaria e del private banking italiani si sono affermati alcuni premi e riconoscimenti che hanno acquisito negli anni una forte credibilità, confermata dalla maggior parte dell’industria, che ne riconosce il valore, aderendo e segnalando i propri candidati in modo da costituire una platea rappresentativa dell’universo di riferimento (quello dei BLUERATING Awards ne è un esempio).

Sana competizione
Ci sono anche premi che hanno dimostrato la capacità di spingere i partecipanti a una sana competizione sui contenuti, in Italia, per esempio, Assogestioni con Contest Is King durante il Salone del Risparmio ne è il più fulgido esempio. Regole chiare, un algoritmo condiviso e una giuria statisticamente significativa, premiano ogni anno la conferenza ritenuta più valida e utile per il proprio lavoro e la propria crescita professionale al di là, per esempio, della presenza di ospiti più o meno famosi. Tra i premi e riconoscimenti nostrani degni di nota che riguardano nello specifico le sgr merita una citazione il Premio Alto Rendimento, riconoscimento assegnato dal Sole 24 Ore alle migliori società di gestione. Altri riconoscimenti molto ambiti e riconosciuti dal mercato del risparmio gestito nostrano sono i Morningstar Awards, che beneficiano oltretutto di un forte valore derivante dai rating emessi dalla stessa società. Ma, al di là delle opinioni e della partecipazione che il mercato italiano sembra riconoscere a questi eventi, ci sono due aspetti su cui vale la pena di riflettere. Il primo è che in Italia premi e riconoscimenti nel mondo della finanza sono meno diffusi che in altri paesi e soprattutto nei paesi anglosassoni, Gran Bretagna e Stati Uniti in primis, dove alcuni di questi sono addirittura diventati iconici e molto ambiti anche in Italia (per esempio i Finance Community Awards del Financial Times).

Successo sì, celebrazione no
Il secondo tema riguarda la valorizzazione e la comunicazione del premio vinto o della certificazione ottenuta al proprio pubblico di riferimento, ai clienti attuali e potenziali. Se le società (banche, reti di consulenti finanziari e sgr) non si lasciano normalmente sfuggire l’occasione di comunicare la conquista di questi premi, altrettanto non si può dire dei singoli professionisti. Una ricerca condotta per Efpa qualche anno fa, per esempio, evidenziò come la rilevanza della certificazione per i risparmiatori e per gli investitori italiani fosse maggiore di quella percepita dagli stessi professionisti certificati e non. Comunicare le certificazioni ottenute e i premi vinti evitando retoriche autocelebrative e autoreferenziali, ma anzi valorizzando i punti distintivi che caratterizzano i successi ottenuti, è sicuramente il modo migliore per accrescere il personal brand di consulenti finanziari e private banker e per accrescerne la credibilità sul mercato. Lunga vita dunque ai premi e ai premiati, purché, ovviamente siano destinati ai migliori e ben comunicati.

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