Consulenti, occhio a quel questionario Mifid

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di Redazione 16 Novembre 2020 | 10:15

Una firma sul questionario Mifid non basta a sollevare l’intermediario da ogni responsabilità, occorre valutare a tutto campo se l’investimento proposto sia coerente con il profilo dell’investitore. Come riporta un articolo apparso su Plus 24 di sabato 14 novembre, il tema è spesso al centro delle controversie che si aprono davanti all’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf) di Consob. E spesso la contestazione della correttezza del documento firmato porta il cliente ad avere ragione rispetto alla sua controparte.

Ma occorre sapere che questo non avviene sempre, prosegue l’articolo a cura di Antonio Criscione, perché l’Acf sottolinea spesso il principio per cui “il risparmiatore, firmando il questionario, si assume la responsabilità del suo contenuto, in virtù del principio di autoresponsabilità”. E quindi l’idea di firmare e poi “cascare dal pero” non è sempre vincente. Lo diventa invece quando il cliente che si rivolge all’Acf esibisce prove che sostengano sufficientemente la tesi per cui il questionario sarebbe stato, in realtà, redatto dall’intermediario.

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