Consulenti, salvate i nativi digitali

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Avatar di Redazione 27 Novembre 2020 | 10:50

La maggior parte degli universitari ammette (e dimostra) di avere poca confidenza con le tematiche finanziarie, circa la metà confessa di aver subito truffe online. Solo il 40% ha un conto corrente personale, in 1 caso su 2 scegliendo la stessa banca dei genitori; del resto, il 55% riceve il denaro proprio da loro. Sarà anche per questo che, secondo una ricerca svolta su 2.500 under30 da Skuola.net in collaborazione con UniCredit, il deficit in “financial literacy” emerso tra i quindicenni italiani nell’ultimo rapporto Ocse PISA sembra non essere colmato dai loro “fratelli maggiori”.

A pochi passi dalla ‘vita vera’ eppure ancora troppo impreparati ed esposti ai pericoli. Sono i nostri ventenni quando si trovano a dover gestire i propri soldi e, di conseguenza, a doversi difendere da raggiri, frodi e incidenti di percorso che, complice la loro presenza costante in Rete, sono costantemente in agguato. Basti pensare che, in media, solo la metà di loro padroneggia le nozioni più elementari su risparmio, interessi, potere d’acquisto della moneta. E nonostante siano nativi digitali, una quota simile – 1 su 2 – confessa di aver subito almeno una volta una truffa online o un furto d’identità e la cosa peggiore è che il 90% ammette che poteva evitarlo, se avesse adottato le giuste precauzioni.

Ed è qui che dovete entrare in gioco voi, cari consulenti. Da quello che emerge dai dati i giovani italiani, crescendo, non riescono a colmare l’enorme deficit di conoscenze finanziarie e inoltre il fatto di essere nativi digitali li induce, forse, ad aver un’eccessiva fiducia nei propri mezzi; che finché si tratta di usare il web per l’entertainment non crea problemi, tutt’altra faccenda quando si parla di soldi. Solo il 40% ha un conto (bancario o postale) personale, a cui va aggiunto un 17% che utilizza esclusivamente strumenti meno impegnativi (libretti, wallet digitali, carte prepagate). Non solo, tra i possessori di un conto corrente, circa la metà (47%) ha scelto la stessa banca di mamma o papà.

Tutto questo si traduce in un attaccamento al contante che persiste anche in una generazione abituata a stare costantemente con lo smartphone in mano o davanti lo schermo di un computer. Così, sebbene la maggior parte accede ai conti correnti, oltre un terzo degli universitari (36%), per le spese quotidiane, usa perlopiù banconote e monete. Tra gli altri metodi spiccano, come prevedibile, carte ricaricabili e prepagate (24%), seguite dai sistemi contactless via mobile (22%), con carte di debito o di credito relegate in fondo (le usa di frequente solo il 18%, quindi anche molti possessori di conti correnti). Una scarsa dimestichezza con la moneta virtuale che non li fa ragionare in prospettiva. Spesso si vive quasi alla giornata o comunque con una prospettiva a corto raggio. Circa 4 su 10 ammettono di non riuscire a risparmiare granché delle entrate mensili (1 su 5 tende addirittura a spendere più di quello che potrebbe, erodendo il credito).

Questo non vuol dire che non cercano di accantonare qualcosa, anzi: 3 su 4, praticamente tutti quelli che mettono da parte un minimo ogni mese, lo fa per finanziare un progetto personale. Peccato che, nella maggior parte dei casi, è più per obiettivi a breve termine (automobili, moto, vacanze, tecnologia) che di lungo periodo (casa, formazione, ecc.). Quasi ignorate pensioni integrative (ci pensa solo il 34%) e assicurazioni personali (valutate dal 38% del campione).

Insomma c’è molto lavoro da fare. Un lavoro che solo il consulente finanziario può fare.

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