Consulenti, scatta l’allarme socialwashing

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di Redazione 9 Dicembre 2020 | 11:08

Una montagna da 124 miliardi di euro di social bond. Un vero boom di obbligazioni sociali causato principalmente dall’effetto Covid-19, il quale ha richiesto un massiccio ricorso al debito per affrontare l’emergenza. Ne ha parlato l’inserto Plus 24 del Sole 24 Ore del 5 dicembre, che ha raccontato di mercati letteralmente innamorati dei social bond. Una situazione che tuttavia pone non pochi interrogativi, perché a oggi non c’è ancora una procedura di certificazione per le caratteristiche “social” dei bond. Questo provoca un rischio enorme, che porta il nome di socialwashing, vale a dire l’etichettatura sommaria di social bond a prodotti che poi tanto social non lo sono.

Per far fronte al grande e crescente interesse per il finanziamento dei social bond – scrive sempre Plus – l’associazione internazionale del mercato dei capitali (Icma) ha aggiornato i suoi Social Bond Principles nel giugno 2020 e ampliato l’elenco delle categorie di progetti ammissibili e della popolazione target. Non è detto, però, che questo sia sufficiente ad arginare il socialwashing. Così i gestori interpellati, tra cui Coline Pavot de la Financière de l’Echiquer, hanno consigliato di controllare il rating Esg della società che ha emesso il social bond, poiché questo fa capire se l’obbligazione rientri in una strategia più ampia dell’azienda e se veramente il management crede nella sostenibilità.

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