Fideuram ISPB, pandemia e polemiche

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di Redazione 4 Gennaio 2021 | 08:30
Dopo un botta e risposta con i vertici aziendali, il sindacato Fisac Cgil torna a sollecitare una “vigilanza attiva” contro i contagi da Coronavirus negli uffici e nelle filiali della della banca-rete del gruppo Intesa Sanpaolo. E invita a coinvolgere anche i manager sul territorio, per dare istruzioni adeguate ai private banker.

La polemica sembrava chiusa a novembre ma il 23 dicembre scorso la Fisac Cgil è tornata alla carica. Con una comunicazione diffusa e inviata poco prima delle feste di Natale, il sindacato dei lavoratori bancari che fa capo alla Cgil si è rivolto nuovamente ai vertici delle risorse umane di Fideuram Ispb, con una richiesta: vigilare attivamente sulle norme di protezione e sicurezza nei luoghi di lavoro, cioè delle filiali e degli uffici, ovviamente per garantire il rispetto delle misure anti-Covid. Pulizia e sanificazione degli ambienti, climatizzazione, barriere in plexiglass, controllo della temperatura di lavoratori e clienti: sono tutti ambiti su cui Fisac Cgil dice di voler vigilare attivamente, come spetta di diritto a qualsiasi organizzazione sindacale. A questo proposito, i bancari della Cgil hanno sollecitato anche a coinvolgere i manager della rete dei consulenti finanziari, in modo da dare istruzioni adeguate ai singoli private banker.

I toni dell’ultimo comunicato natalizio sono un po’ più sfumati rispetto a quelli ben più duri usati in una precedente missiva spedita dalla Fisac agli area manager della rete il 2 novembre scorso, oltre che a diversi direttori di filiale. In quell’occasione il sindacato ha scritto che “da molti mesi le Lavoratrici e i Lavoratori delle filiali e degli sportelli Fideuram e Intesa SanPaolo Private Banking, su tutto il territorio nazionale, stanno affrontando una situazione di emergenza sanitaria per la quale purtroppo gli interventi proposti dall’azienda non si sono rivelati del tutto esaustivi, finendo per esporre i dipendenti a maggiori carichi di lavoro e rischi, scaricando loro maggiori responsabilità rispetto all’ordinario. I materiali DPI sono infatti spesso in ritardo, non si riscontra un meccanismo di comunicazione interna efficace e adeguato alla situazione, la regolamentazione dell’afflusso di clienti e private banker è carente e mancano ancora le protezioni in plexiglass”. Il comunicato di novembre è giunto tra l’altro dopo una serie di altre prese di posizioni del sindacato sullo stesso argomento a partire da marzo, cioè dalle prime settimane della pandemia.

Il 9 novembre scorso, però, il gruppo Intesa Sanpaolo ha inviato una corposa replica in cui respingeva tutti i contenuti dei comunicati sindacali, stigmatizzandone le modalità di diffusione e rivendicando la correttezza di tutte le procedure seguite. La scorsa settimana, però, la Fisac Cgil, è appunto tornata alla carica con la “richiesta di una vigilanza attiva sul rispetto delle norme”, in particolare per quanto riguarda “le filiali e gli sportelli, ove vanno garantite l’igienizzazione quotidiana, i distanziamenti previsti, la presenza limitata e contingentata”.

“Sollecitiamo nuovamente che venga coinvolta fattivamente la struttura dei manager delle reti di consulenza finanziaria”, ha scritto ancora il sindacato, “affinché ne derivino precise e chiare istruzioni operative e comportamentali per i private banker, al fine di garantire l’erogazione di servizi bancari e di investimento finanziario e assicurativo con massima e prioritaria attenzione alla salvaguardia della salute e sicurezza delle lavoratrici, dei lavoratori e della clientela” Infine, la richiesta della Fisac Cgil, già presentata assieme agli altri sindacati, è di una verifica semestrale su tali aspetti. Come dire: la questione non è chiusa e continueremo a vigilare.

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