Ragaini (Banca Generali): “Nel credito c’è rischio. Fidatevi degli illiquidi”

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Avatar di Redazione 7 Gennaio 2021 | 09:17

E pensare che una volta i bond venivano visti come un porto sicuro per gli investimenti dell’uomo comune. Cosa diversa per gli asset illiquidi, tipicamente visti con un certo scetticismo. Ma leggendo le parole di Andrea Ragaini, Vice Direttore Generale di Banca Generali, in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, viene da pensare che i tempi siano davvero cambiati. Ecco infatti la sua metafora in merito ai rendimenti dei titoli di Stato da anni e anni di crescenti interventi delle Banche centrali. “È come una molla pressata da un carico enorme: nel momento in cui il peso viene rimosso, è pronta a schizzare verso l’alto. Non sappiamo quando, né in quale misura, ma un evento del genere accadrà, è incontrovertibile”

Una riflessione per mettere in guardia i risparmiatori dai pericoli a cui andrebbero incontro continuando ad affidarsi esclusivamente a questa classe di investimento: da quello che lui stesso definisce un “rischio asimmetrico”. Qui di seguito alcuni passaggi chiave dell’intervista.

Cosa significa esattamente?
Comprare reddito fisso e in particolare debito pubblico di Paesi industrializzati non è oggi attraente, perché i rendimenti sono talmente ridotti che è facile ipotizzare una perdita di potere di acquisto del portafoglio anche in caso di un moderato ritorno dell’inflazione nei prossimi anni. Può però diventare addirittura pericoloso, a maggior ragione nel contesto attuale in cui il debito pubblico dei Paesi industrializzati è lievitato al %del Pil.

Perché?
Prima o poi nell’arco dei prossimi anni i tassi torneranno a salire, esponendo i sottoscrittori a perdite in conto capitale: un rischio non sufficientemente compensato da rendimenti in molti casi sono addirittura negativi.

In altre parole, si guadagna poco o niente e si corrono pericoli enormi. Dove, secondo lei, il rischio è oggi invece compensato a sufficienza?
Non lo è in genere il rischio di credito, se si escludono alcune aree come l’Asia o i Paesi emergenti. Lo è in parte il rischio di mercato che si corre sull’azionario, nonostante le valutazioni siano molto cresciute, in particolare in determinati settori. Ma l’attenzione va soprattutto agli asset privati, i cui prezzi incorporano un premio di illiquidità ancora di sicuro interesse.

Può spiegare meglio?
Le attività non quotate non possono essere smobilizzate con la stessa rapidità di titoli quotati su mercati pubblici, ma in cambio garantiscono all’investitore ritorni mediamente superiori. Un debito privato può per esempio offrire un rendimento fino –punti base più elevato rispetto a un bond quotato con la medesima scadenza ed emesso da una società con lo stesso merito di credito.

I prodotti illiquidi, sono in effetti ora adisposizione anche della platea retail, oltre che degli investitori professionali. Ma i risparmiatori sono pronti per un passo così importante?
È il mercato che impone di cambiare l’allocazione del portafoglio, o almeno della sua parte strategica. E questo vale soprattutto per le famiglie italiane, tradizionalmente legate a un reddito fisso che adesso non esiste più. Certo, tutto ciò impone all’investitore un cambiamento di atteggiamento che non è semplice, e va anzi guidato.

In quale modo?
Occorre considerare l’asset illiquido con lo stesso approccio che si utilizza quando si acquista un immobile, per usufruirne o per metterlo a reddito: non si osserva ogni giorno il suo valore. Lo si esamina soltanto nel momento in cui lo si vuole vendere, tenendo presente che potrebbe essere necessario anche tempo per farlo.

Un orizzonte temporale lungo, dunque, ma quanto lungo?
Dipende dal tipo di investimento, ma i prodotti più diffusi sul mercato prevedono una durata fra 5 e i 7 anni, con finestre temporali per riscattare parte del patrimonio dopo il quarto anno. È un orizzonte che permette al tempo stesso di sfruttare un premio di illiquidità che abbia un senso e di non scoraggiare il sottoscrittore imponendo immobilizzazioni per periodi eccessivamente protratti nel tempo.

Gli asset privati possono giocare in un portafoglio il ruolo di copertura ormai perso dai titoli di Stato?
Ritengo gli illiquidi più adatti a diversificare il budget di rischio, sottraendolo in parte alla componente legata al rischio di credito. Vanno quindi utilizzati in misura ridotta, non più del %del patrimonio. Ma possono avere una funzione ancora più rilevante.

Quale?
Sono uno strumento importante per far affluire il denaro delle famiglie verso l’economia reale, creando un ponte che porta valore contemporaneamente a due risorse straordinariamente importanti del Paese: il risparmio privato e il tessuto delle Pmi. In questo il Private banking e la consulenza professionale possono giocare un ruolo cruciale, accompagnando il cliente verso il nuovo percorso di investimento e aiutandolo a evolvere e migliorare la cultura finanziaria.

 

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