Enasarco, torna il problema dell’anticipo Firr

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di Redazione 18 Gennaio 2021 | 12:08

Nel CdA di Fondazione Enasarco convocato per mercoledì 20 gennaio 2021, uno dei temi all’Ordine del Giorno, che potrebbe essere oggetto di deliberazione, riguarda la possibilità di concedere l’anticipo del 10% del FIRR (il Trattamento di Fine Rapporto) a tutti gli iscritti che ne faranno richiesta; “Si tratta di una battaglia di civiltà – dicono i Consiglieri in quota “Fare Presto!” e “Arténasarco” – anche perché si tratta di soldi che sono di agenti, consulenti e agenti in attività finanziaria, frutto di anni di accantonamenti e che noi per primi avevamo chiesto di liberare“. Tuttavia il problema è che “la passata gestione di Enasarco, di cui certo l’attuale presidenza ‘sub iudice’ non rappresenta la discontinuità, ha investito tutto nel lungo termine, senza diversificare tra pensioni e FIRR, per cui oggi disinvestire il patrimonio immobiliare potrebbe risultare un’operazione pericolosa per l’equilibrio economico dell’Ente“. Ce lo dicono pure i  Ministeri Vigilanti di Lavoro ed Economia, che in una nota, inviata il 30 dicembre 2020 – oltre a ricordare gli atti assunti a giugno “a mandato ampiamente scaduto“, in un “autoproclamato” regime di prorogatio – mettono in guardia Enasarco scrivendo, testualmente, che “la natura unitaria del patrimonio dell’Ente e la gestione in monte delle risorse finanziarie induce necessariamente a interrogarsi su come concretamente la Fondazione intende garantire la “separatezza” del Fondo Previdenza dall’intervento sul FIRR, in particolare con riguardo agli effetti economico-finanziari delle previste dismissioni necessarie a far fronte alle anticipazioni“. Un atto che secondo i Ministeri di Lavoro ed Economia “non appare senza conseguenze sul Fondo Previdenza, nonostante l’incuranza dell’Ente a fornire elementi informativi al riguardo“, chiude, stizzita, la nota ministeriale. In pratica, “i fondi dei contributi previdenziali possono essere investiti a lungo termine, ma quelli destinati al FIRR devono essere investiti in asset liquidabili, proprio per essere liberati anzitempo; – spiegano da “Fare Presto!” e “Artènasarco” – non essendo stato fatto dalla precedente gestione, se si desse seguito a questa delibera, certamente corretta nell’intenzione, purtroppo si produrrebbe un danno di bilancio enorme“. Per cui un simile atto non risulterebbe che “una manovra populistica, che peraltro nella maggioranza dei casi non riguarda che poche centinaia di euro a iscritto”, promossa da chi “sta perseverando nell’autarchia, con il rischio serio di produrre danni irreparabili, perché ogni decisione è chiaramente soggetta ad annullamento. E’ necessario – concludono da Fare Presto!” e “Arténasarco” – scendere sul terreno del confronto costruttivo, condividendo decisioni e responsabilità: in forma partecipata e non arrogante

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