Consulenti, i bancari sono le “prede” più ambite

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di Marcello Astorri 19 Gennaio 2021 | 10:01

Il reclutamento dei consulenti finanziari non ha conosciuto sosta durante il lockdown ed è già pronto ad accelerare la sua corsa nel 2021. Tanti i profili di professionisti ricercati dalle agenzie di recruiting: bancari, professionisti navigati e dal grande portafoglio, ma anche giovani laureati entusiasti di iniziare la carriera di financial advisor. Per capire meglio cosa stanno cercando le banche reti, BLUERATING ha intervistato una serie di professionisti autorevoli nel mondo dell’head hunting. Approfittando della loro competenza, sono stati raccolti consigli utili ai consulenti per valutare al meglio le proposte di ingaggio che ricevono. Perché nei lunghi processi di reclutamento, che possono durare mesi o persino anni, non c’è niente di meglio che contare sul parere di un esperto.

“La dimensione del portafoglio, che per alcune reti deve essere tra i 15 e i 20 milioni, è il driver principale da cui partire”, spiega Stefano Dacquino, partner e socio fondatore di KSearch, società di head hunting di Milano. “Poi si valutano altre caratteristiche. Il consulente deve avere, da un lato, professionalità e conoscenze legate alla parte finanziaria. Dall’altra deve sapersi relazionare e confrontare con una grande variabilità di clienti, che possono essere l’investitore dalle possibilità più ridotte fino al grande imprenditore con necessità più articolate e complesse”. Le prede più ambite in sede di reclutamento sono i professionisti del settore bancario. Vengono ricercati anche i liberi professionisti, ma le reti chiedono supporto agli head hunter soprattutto per raggiungere quei dipendenti bancari con i quali hanno meno possibilità di contatto. “Il settore bancario, da qualche anno a questa parte, è da dividere in due categorie di persone”, spiega ancora Dacquino, “da un lato, ci sono le persone che hanno la cultura del posto fisso e non prendono nemmeno in considerazione il passaggio alla libera professione. Poi ci sono quelli che sono stufi di alcune logiche bancarie, e quindi sono aperti al cambiamento. Tra quelli appartenenti a quest’ultima categoria, nell’ultimo periodo ho trovato soggetti propensi a valutare in modo concreto le proposte e altri, invece, in attesa dell’evoluzione della situazione generale”. Per molti, infatti, la pandemia è un ostacolo non da poco perché non rende loro possibile incontrare i clienti, ai quali vorrebbero spiegare le ragioni del loro cambiamento verso un altro istituto. “A chi affronta una selezione, consiglio di non fermarsi alle apparenze”, è la conclusione di Dacquino, “non fermatevi alle voci che sentite sul mercato e che possono essere fuorvianti. A mio parere, tutti hanno più o meno gli stessi prodotti, quello che fa la differenza però è l’organizzazione del management e i supporti concreti che la rete mette e disposizione di chi affronta il passaggio”.

 

 

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