Consulenti: Flex and the Cities, i nuovi investimenti passano da qui

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Avatar di Redazione 25 Gennaio 2021 | 10:12
Nel 2021 il Consulente-trader tattico lavora con lo sguardo puntato alle città del futuro, fiuta i trend e intercetta per primo il cambiamento

A cura di Maria Anna Pinturo, consulente presso Credem con la qualifica di Wealth Planner e fondatrice del blog diversamentefinanza.com. 

Photo credit Chico De Luigi

Leggendo il sommario di questo articolo credo mi troverò davanti lettori un po’ interdetti: ho infatti osato fare ricorso a una “categoria”, quella dei trader, che la sottoscritta ha in più di un’occasione messo al bando, se non al muro.

Accetto e vado avanti perché quello che penso debba accadere nella “nostra” categoria di Consulenti Finanziari e oltre (Patrimoniali, perché questo è il vero orizzonte del Consulente), a partire dal 2021 se non già prima, è una vera e propria “rotazione” a 360° del nostro compito, da sempre identificato come un’alternativa “giusta” all’iniziativa del cliente che opera sul mercato con acquisti e vendite spot.

Faccio una precisazione importante: il Consulente non è chi si mette a vendere e a comprare sul mercato attaccato a un monitor e agli orari… mi spiace, caro investitore, se desideri procedere prevalentemente in questo modo è opportuno che tu ti assuma il rischio di un’autonomia, sebbene spesso non appropriata alla tua esperienza. Io parlo del passaggio dal Consulente del Buy & Hold al Consulente che, guardando il modificarsi repentino degli scenari, la rotazione dei settori e il subentro di sempre nuovi spunti, sappia o impari a muoversi come un trader.

Mi viene in aiuto la stampa dell’ultimo periodo, che ha fatto il punto (come consuetudine a fine anno) sulla tipologia di raccolta cui si è assistito nel 2020. Con una conferma della “sconfitta” dei flessibili, quegli strumenti che avrebbero la presunzione di adeguarsi al cambiamento e di virare l’asset allocation su asset diversi seguendo dove va il mercato. Parlo di presunzione perché si constata quanto siano invece, tranne rarissime eccezioni, incapaci di realizzare questo sogno e capaci invece di confermare la giustificazione che sottende ad ogni fallimento di gestione: e io come facevo a saperlo?

Leggiamo:

Da IlSole24Ore del 23 dicembre 2020

I fondi comuni

Il buon andamento di questi strumenti a novembre è riconducibile al saldo conseguito dagli azionari nelle cui casse sono entrati oltre 3 miliardi, registrando così il dato più brillante del settore e migliorando moltissimo il risultato rispetto ai 349 milioni incassati a ottobre. Questa tipologia è quella che ha ottenuto il dato migliore da gennaio a fine novembre. Hanno spinto sull’acceleratore anche gli obbligazionari, positivi per poco meno di 3 miliardi (1,4 il mese precedente), mentre continua l’esodo dai flessibili (-1,3 miliardi e – 17,2 da gennaio)

e ancora:

Da Proiezionidiborsa del  20 gennaio 2021

Chi sale e chi scende

Come ogni dato medio che si rispetti, quei circa sei miliardi di euro di raccolta in più nascondono poi un mondo di dinamiche interne variegate. …Con riferimento al mese di novembre, il 51,1% dei 2.400 miliardi complessivi è nelle mani delle gestioni di portafoglio… Infine i fondi flessibili, che anche a novembre sono stati caratterizzati dal segno meno: –1,3, che si traduce in un –17,2 se si parte da gennaio 2020.

 

Ma qui si può forse dire di non essere d’accordo? Se questa strategia di investimento non ha saputo fare la differenza nel tempo, non si può ribattere, o si può farlo attaccandosi a rari appigli di eccellenza. Insomma, è evidente che nel 2020 l’hanno fatta da padrona i due protagonisti di sempre, asset azionario (soprattutto) e asset obbligazionario.

Differenze con il passato? Apparentemente nessuna. Caro Consulente, sembra che tu sia a cavallo con il tuo “classico comportamento” di gestore di portafoglio: compra e lascia maturare le posizioni… prima o poi qualcosa succede.

Ma la svolta è doverosa. Mi piace prendere spunto da un articolo pubblicato su Trendonline l’11 dicembre 2020:

Il 2021 rivedrà con presunzione il ritorno alla predilezione della gestione attiva a discapito di quella passiva, in quanto la necessità di avere un approccio camaleontico con le mutate condizioni macroeconomiche imporrà ai gestori di adottare sempre più discrezionalità per la costruzione e definizione delle asset allocation. Questa considerazione scaturisce proprio dall’esigenza di riuscire a discriminare tra le varie asset class in forza di una disomogeneità tanto geografica quanto settoriale delle attese di crescita mondiale.


Come d’incanto. ecco qui. Il Consulente, se non l’ha già fatto, deve diventare lui stesso “un flessibile”, facendo vedere agli strumenti di investimento da sempre identificati come tali, come sia davvero possibile essere flessibili, camaleontici dice l’articolo, sensibili al cambiamento. Da subito, da prima. L’anno 2021, da questo punto di vista, ci sfida a spogliarci dell’abito vetusto del gestore un po’ passivo (non vogliatemene…), trasformandoci in Consulenti attivi con l’abito del trader.

Piace? Non lo so se a tutti. Ma è necessario, subito. Questa è la vera rotazione da fare, prima ancora che quella dai settori growth ai settori value, prima ancora che quella dagli strumenti anticiclici ai ciclici (la stampa parla di questo ovunque).

Servono mentalità e metodo di lavoro diversi. Con una spiccata sensibilità, aggiungo che serve mettere il piede – con l’asset allocation – nelle città del futuro, nelle città che rappresentano il prototipo di quei trend, di quei settori che il 2020 ha fatto brillare e che dal 2021 in poi non potranno che diventare il vero sottostante delle nostre relazioni, e più ampiamente del nostro modo di vivere.

Vi aspettavate una view di mercato? Ne leggete già abbastanza. Io parlo di un metodo di lavoro, la vera flessibilità necessaria, quella veloce, quella che ricorda abiti di investimento differenti (per questo ho preso in prestito la figura del trader, e io mi ci sento a volte, sempre di più!); e parlo di una visione più ampia, mettendo a tema dell’incontro con gli investitori non più gli strumenti da inserire nel portafoglio, o per lo meno non in prima istanza, ma il panorama del cambiamento in atto nelle città, e solo a partire da questo individuando l’asset allocation da costruire, tenendosi sempre pronti a seguire i cambiamenti.

Ora vi lascio un test. In un interessante articolo pubblicato su umanitanova.org il 14 gennaio sembra di vedere davanti a noi queste smart cities. Ebbene, cari investitori, mi rivolgo a voi tenendo fisso lo sguardo su di esse. Chissà quali settori, paesi, temi il vostro consulente finanziario del nuovo tipo, come lo abbiamo delineato, inserirebbe nel vostro portafoglio oggi più che mai? Parlategliene!

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