Consulenti: preparatevi ai nuovi sistemi di pagamento

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Avatar di Daniele Tortoriello 3 Marzo 2021 | 08:30

La pandemia da Covid-19 ha senza dubbio influito positivamente sulla digitalizzazione dell’Italia, in molteplici settori, compreso quello finanziario. In particolare, per il sistema finanziario, uno dei settori in cui si sono registrati significativi passi di ammodernamento è quello dei pagamenti digitali. Il cambiamento di passo sta portando all’ingresso di nuovi attori e ha posto nuove criticità che richiedono interventi normativi ai fini della stabilità del sistema stesso.

Queste evidenze sono state illustrate nel documento della Banca d’Italia L’accelerazione digitale del sistema finanziario: nuove sfide per il mercato e per le autorità, che riprende l’intervento di Alessandra Perrazzelli Vice Direttrice Generale della Banca d’Italia, in occasione del webinar Open finance: il futuro del banking a portata di mano, organizzato da Associazione CIVITA – CBI.

L’analisi parte dalla fotografia della situazione attuale del nostro Paese che, già prima della crisi pandemica, era interessato significativamente dalla diffusione delle tecnologie digitali nell’intermediazione finanziaria e si era registrata una progressiva crescita nell’utilizzo degli strumenti di pagamento alternativi al contante, per effetto sia del rapido sviluppo tecnologico, sia degli interventi normativi a sostegno dell’efficienza e della sicurezza nei pagamenti.

L’emergenza sanitaria e i provvedimenti per contenere la diffusione del contagio hanno inciso profondamente sul nostro modo di agire quotidiano e, quindi, anche sulle nostre abitudini di pagamento, intensificando in modo persistente l’utilizzo di strumenti elettronici. In particolare, oltre a un maggior uso relativo della carta al POS rispetto all’ATM, si assiste una crescita rapida delle modalità di pagamento “senza contatto”. Le transazioni contactless con carta sono infatti passate dal 35% del periodo pre-lockdown a oltre il 55% per cento delle transazioni effettuate con dispositivi abilitati.

Con riferimento alle operazioni di e-commerce con carta sul totale, le transazioni passano dal 25% in media prima del lockdown a oltre il 40% nel mese di aprile 2020 per oscillare nella rimanente parte dell’anno su livelli simili a quelli pre-lockdown (25-30%). Anche i bonifici online (via Internet o tramite collegamenti telematici) hanno registrato una crescita importante dall’inizio della pandemia (+8% nel numero di transazioni rispetto al 2019).

Come l’evoluzione in atto incide sul ruolo degli intermediari nelle economie moderne e in contesti di mercato in rapido cambiamento?

Non vi sono dubbi, si legge nel documento, che l’innovazione possa portare a profondi mutamenti nel modo di “fare banca” di molti intermediari creditizi e a una rivisitazione del modello di business bancario. In ottica aziendale, il rafforzamento dell’offerta commerciale consente alle banche di raggiungere una redditività stabile e sostenibile nel tempo e, per tale via, irrobustire la propria posizione patrimoniale; ciò sia per via interna, attraverso l’autofinanziamento, sia per via esterna, attraendo investitori terzi in grado di apportare nuovi capitali freschi adeguatamente remunerati, in grado di sostenere investimenti strategici e tecnologici, innescando un circolo virtuoso che non può che essere visto positivamente dalla Vigilanza della Banca d’Italia.

La sensibilità delle banche rispetto all’importanza dell’innovazione è certamente in crescita ma il panorama rimane fortemente eterogeneo. Nel 2019 gli investimenti in Italia erano ancora relativamente contenuti e concentrati in un numero molto ristretto di intermediari. La necessità del cambiamento organizzativo necessario a gestire la trasformazione in atto non era pienamente avvertita. Il 2020 ha reso fin troppo evidente che serve fare di più: da un lato, l’impatto che la pandemia ha avuto sulla redditività delle banche sottolinea l’esigenza di accrescere l’efficienza operativa; dall’altro, si va consolidando il mutamento delle abitudini dei clienti, sempre più propensi all’uso di servizi digitali evoluti e attenti a velocità e semplicità dell’esperienza d’uso. È aumentata la consapevolezza, da parte degli intermediari, delle potenzialità della tecnologia anche sull’organizzazione interna.

I dati disponibili mostrano che non tutte le banche dispongono delle competenze necessarie ad affrontare una radicale evoluzione dei processi produttivi e dei canali distributivi. Per questo investire in nuove competenze è un fattore abilitante per cogliere i benefici della tecnologia. Oggi molto spesso tali competenze vengono ricercate all’esterno; in questa ottica va interpretato il crescente ricorso ad accordi con società FinTech che offrono nuove competenze, nuove capacità, prima ancora che soluzioni tecnologiche. È la struttura stessa del sistema finanziario a mutare, arricchendosi di reti di relazioni, partnership, rapporti commerciali sempre più fitti; l’ecosistema delle piattaforme originato dalle soluzioni di open banking accresce lo spessore di questa dimensione e rende cruciale la consapevolezza e il governo delle interdipendenze.

È necessario che gli organi con funzione di supervisione strategica e di gestione siano in grado di individuare ed implementare strategie in grado di realizzare gli obiettivi economici e reddituali, sfruttando le opportunità offerte dalla tecnologia ma anche presidiando adeguatamente i rischi; il coinvolgimento delle funzioni di business, più vicine ai bisogni della clientela, è fondamentale.

Valutare il punto di equilibrio tra rischio e opportunità, tra sana e prudente gestione non è sempre agevole nel caso delle iniziative FinTech, soprattutto alla luce del loro carattere fortemente innovativo e non-routinario. È un equilibrio che deve essere valutato dalla Vigilanza della Banca d’Italia ma che deve essere ovviamente trovato in primo luogo dalla banca stessa, in ragione della propria autonomia imprenditoriale.

Come affrontare il cambiamento tra evoluzione normativa e stabilità del mercato?

L’accelerazione tecnologica sta abbattendo le barriere all’ingresso e all’operatività transfrontaliera nel mercato dei servizi di pagamento. Questo contesto si sta dimostrando particolarmente favorevole sia all’affermazione di start-up attive nel settore FinTech, svincolate da legacy ereditate dal passato e con strutture organizzative snelle, sia all’ingresso nel mondo dei pagamenti dei giganti dell’information technology, che sfruttano la loro connaturata capacità di creare innovazione e possono contare su un bacino, pressoché globale, di utenti.

Dopo un primo effetto “spiazzamento”, anche in conseguenza delle novità normative introdotte con la PSD2, stiamo assistendo a un progressivo superamento della dicotomia incumbents vs nuovi operatori e all’affermazione di dinamiche di tipo cooperativo grazie all’integrazione dell’offerta di servizi da parte di intermediari tradizionali e realtà FinTech che insistono sulla medesima “piattaforma”: il cliente finale, con un unico accesso, ha la possibilità di beneficiare, in maniera integrata, di servizi finanziari e non, grazie proprio a quelle logiche “open” introdotte dalla PSD2.

L’aumento dell’interconnessione derivante dall’adozione di logiche di “piattaforma” costringe gli intermediari a uno sforzo significativo in materia di sicurezza informatica; le Autorità sono, a loro volta, fortemente impegnate nel supportare gli sviluppi di mercato presidiandone i relativi rischi, inclusi quelli di natura tecnologica, sia mediante l’azione di sorveglianza che di regolamentazione.

Le due Strategie pubblicate dalla Commissione Europea lo scorso settembre, sui pagamenti retail e sulla finanza digitale mirano l’una ad ampliare funzionalità e sicurezza dei pagamenti elettronici tradizionali e l’altra ad indirizzare e fronteggiare nuovi strumenti come le cripto-attività e sono per questo strettamente correlate. La prima intende prevedere – mediante la modifica e l’armonizzazione delle normative di settore – tutele e requisiti appropriati a servizi di pagamento tradizionali che aspirano ad essere più veloci, accessibili e potenzialmente globali; la seconda vuole stabilire presidi regolatori che consentano di rispondere adeguatamente e in sicurezza alle medesime esigenze di velocità, accessibilità, raggiungibilità cross-border attraverso nuovi strumenti digitali, scambiati e detenuti su tecnologie decentralizzate, che sfruttano le potenzialità della disintermediazione.

In questo modo la regolamentazione da un lato punta a cogliere le opportunità offerte dall’innovazione nel mondo dei servizi finanziari e a rendere l’innovazione “sostenibile” in termini di rischi, dall’altro lato crea le basi per un settore più competitivo in cui intermediari tradizionali, nuovi operatori specializzati e Big Tech potranno concorrere su un piano di gioco livellato.

Naturalmente, non si può trascurare il fatto che l’accelerazione del mercato può non coincidere con i tempi degli iter normativi e che intanto è quindi necessario continuare a presidiare le nuove soluzioni finanziarie con gli strumenti normativi già a disposizione a livello europeo e nazionale, attraverso un approccio alle norme che sia in grado di interpretarle, anche in chiave evolutiva, per accompagnare i mutamenti di contesto.

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