Fineco, le variabili del successo

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di Antonio Potenza 8 Marzo 2021 | 11:54

Quella di Fineco è una storia speciale, un po’ da favola, un po’ da manuale.

Nell’ultimo anno, tra le banche specializzate nella raccolta al risparmio, ovvero gli asset gatherers, Fineco svetta da sola in cima. Dal 4 marzo 2020 ad oggi l’azione di Fineco ha messo a segno in Borsa una crescita del 59%, niente a che vedere con l’aumento del 3 o il 7% degli altri partecipanti (Banca Mediolanum, Generali o Azimut, ad esempio). E la good wave è positiva anche sul lungo termine.
L’andamento dei maggiori asset gatherers, negli ultimi cinque anni si è svolto in un range che va dal 4,2% di Azimut, al 15% di Banca Generali. Fineco invece ha regalato ai propri azionisti il 120%: vittoria schiacciante.

Ma a ben vedere, le variabili che la pongono in questa personale golden age sono diverse.

Prima tra tutti la fiducia nella creatura di Alessandro Foti, tant’è che ad oggi il price\earning (il rapporto tra il valore del titolo e utili) è a livello 30, tenendo conto che per tutti gli altri il picco raggiunto è stato di 12 volte.
La capacità di vendersi come un titolo fintech è stata una seconda scelta di successo, sfruttando l’efficienza della propria piattaforma particolarmente sofisticata. Questa variabile ha donato agli operatori l’impressione di essere scollegata dagli altri asset gatherers, tant’è che che Gianluca Ferrari, analista di Mediobanca Securities non ha dubbi: “Non è un caso che il titolo abbia i multipli di una società del Nasdaq“. E non è il solo, da tempo gli analisti elogiano la forza di questa piattaforma, che viene implementata anche in Gran Bretagna. E Ferrari sottolinea che il fatto che per la gestione e assistenze della stessa, venga fatto tutto “in casa”, aiuta ad avere una maggiore solidità e anche efficienza d’esecuzione o recupero.

Sicuramente ha premiato anche il modello di business variegato, che comprende certamente la funzione bancaria, senza sbilanciarsi però sul lending, ma concentrandosi anche sulla raccolta dei consulenti finanziari. Quest’ultima, nel 2020 ha visto una crescita importante. Luigi De Bellis, co-head ufficio di studi Equita, racconta che lo scorso anno la raccolta netta abbia raggiunto i 9,3 miliardi. Fineco, sottolinea De Bellis, si conferma tra i leader di mercato della raccolta netta, con un market share del 17,5%.

Infine, gli analisti sono concordi sull’affermare che il fascino di Fineco in Borsa sia dettato anche dal fatto che essa sia ora una vera e propria public company, specialmente dopo l’uscita di Unicredit l’8 luglio 2019. La ritirata  fu un colpo per il titolo, che tuttavia reagì bene e dopo un paio di settimane aveva ripreso la sua corsa.

Maratoneta dal fiato lungo, Fineco è arrivata qui e non sembra non abbia voglia di fermarsi.

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