Consulenti finanziari, servono più tutele per le donne

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Avatar di Redazione 8 Marzo 2021 | 11:32

Qui di seguito un comunicato a firma Federpromm-Uiltucs relativo alle tutele per le consulenti finanziarie.

Le donne iscritte all’Albo unico dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede  risultano essere nel 2019, 11.493 in diminuzione del 2,8% rispetto al 2018. Molto meno i dati al femminile che risultano iscritte all’AOM.

D’altronde  è tutta l’offerta del lavoro al femminile a subire nell’era Covid una flessione : nel secondo semestre 2020 si registrano 470mila occupate in meno con un calo del 4,7% in particolare il 5,1,% nel lavoro autonomo

In merito non si può non rilevare come  in questi anni si sia continuato a dare una considerazione insufficiente a come la partecipazione delle donne al mercato del lavoro sia una risorsa determinante a livello di competitività. Per far crescere il Paese si potrà anche e soprattutto  mettere in atto tutti i programmi di politica economica come giustamente ci sono stati e ci vengono attualmente prospettati ma resta il fatto che la inversione di tendenza potrà essere avviata se il Paese sarà in grado di rivedere radicalmente una cultura del lavoro che, nonostante i progressi e le dichiarazioni di intenti di questi ultimi anni, colloca l’Italia, per quanto concerne l’occupazione femminile e la rappresentanza delle donne nelle istituzioni, nei posti di coda fra i Paesi europei.

In particolare per quanto concerne i consulenti finanziari al femminile è necessario dare più visibilità ad una professione che può offrire buone possibilità di realizzazione ma che dovrebbe vedere una tutela maggiore, dalla maternità al welfare per dare loro un maggiore stabilità, considerato il doppio ruolo che le donne svolgono nell’ambito familiare e non solo. La conciliazione ha di certo un costo ma, pure in tempi di difficoltà come l’attuale, si può comunque lavorare per l’attivazione di interventi innovativi e flessibili che valorizzino le specificità territoriali mettendo sinergicamente insieme i vari attori sociali per promuovere un riequilibrio delle responsabilità familiari fra i sessi ma anche per  una riorganizzazione più mirata dei servizi sociali già esistenti.

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