Reti, cinque big immuni alla crisi

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Avatar di Redazione 11 Marzo 2021 | 11:33

La crisi sanitaria ed economica innescata dalla diffusione della pandemia del Covid-19, risultati del 2020 alla mano, non sembra aver intaccato le performance di mercato dei titoli del risparmio gestito quotati a Piazza Affari. E le prospettive per il 2021, secondo molti analisti e i management di queste società, si profilano in ulteriore miglioramento. Utili e raccolta nell’esercizio di recente archiviato sono infatti stati positivi e in media il comparto segna con l’indice Ftse Mib Finanza (benchmark di riferimento) rialzi superiori al 50% dai minimi dello scorso marzo. Certo, la performance a 12 mesi resta ancora negativa (-14%), ma a sei mesi il risultato è positivo e segna un rialzo del 17% circa e alcuni titoli di questo paniere sono già ampiamente positivi anche nel primo lasso temporale considerato. Vediamoli caso per caso, con quali numeri (tra i più salienti) hanno chiuso un anno tanto particolare.

Fineco, flussi netti boom
Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking non è quotata in borsa, ma ha presentato comunque i suoi risultati nella prima settimana di febbraio. L’utile netto è stato di 817 milioni di euro, in calo del 10% su base annua. La società resta però la leader nella raccolta con flussi netti di 11,7 miliardi di euro (+7%). FinecoBank ha archiviato il 2020 con un utile netto record per l’istituto di 324,5 milioni di euro, nonostante il maggiore contributo legato agli oneri sistemici, in crescita del 19,2% su base annua e con ricavi totali per 775 milioni, il 17,9% in più rispetto al precedente esercizio. Il cost/ income ratio si è inoltre ridotto al 34,7% e il Cet1 ratio è ora al 28,56% con un patrimonio netto consolidato di 1.687,1 milioni e una variazione positiva di 304,6 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2019. Il Tier 1 ratio e il Total capital ratio risultano pari a 41,68% rispetto al precedente 39,73% e l’indicatore di leva finanziaria è pari al 4,85% contro il 4,54% del 2019. Certo, il margine di interesse ha registrato un calo a 270,7 milioni (-3,8%) a causa, riferisce il managemet, della discesa dei tassi d’interesse, attenuata però dall’aumento dell’attività di lending e da una gestione più dinamica della tesoreria. E i costi operativi sono cresciuti dell’8% a 269,6 milioni, (principalmente per l’avvio della campagna marketing sostenuta nel Regno Unito). Ma le commissioni nette sono salite a 404,3 milioni con un incremento del 24,3% grazie soprattutto all’area brokerage. E quest’anno il management si propone di ampliare ulteriormente la propria offerta con nuovi prodotti equity e sustainable a conferma sempre di più della capacità di rispondere con rapidità ed efficacia alle esigenze della clientela. Il saldo della raccolta gestita risulta poi pari a 45,4 miliardi, in rialzo del 12%, quello relativo alla raccolta amministrata è salito del 19,5% a 18,3 miliardi e quella della raccolta diretta risulta pari a 28,0 miliardi (+9,5%). Nel 2020 la raccolta è inoltre cresciuta a 9,3 miliardi (+58,9%), confermandosi solida, di grande qualità e ottenuta senza fare ricorso a politiche commerciali di breve periodo con un asset mix si è mostrato positivamente orientato verso il risparmio gestito, 4,3 miliardi (+31,3%), evidenziando comunque un approccio cauto da parte della clientela, che predilige prodotti conservativi. La raccolta amministrata si è attestata a 2,5 miliardi, confermando il maggiore interesse da parte della clientela verso i mercati finanziari attraverso la piattaforma di brokerage di Fineco, mentre la raccolta diretta è stata pari a 2,5 miliardi. La raccolta tramite la rete di consulenti finanziari è stata pari a 8 miliardi. Nel 2020 sono stati acquisiti 94.105 nuovi clienti per un totale di 1.369.814. Per FinecoBank il 2021 inizia bene: a gennaio la raccolta netta si è dimostrata particolarmente solida e robusta, raggiungendo quota 891milioni (+175% rispetto a un anno fa) senza fare ricorso a politiche commerciali di breve periodo, a conferma del cambio di passo nella capacità della banca di attrarre nuovi asset e clienti nell’attuale contesto. A Piazza Affari il titolo FinecoBank segna un rialzo a 12 mesi del 40% circa (dati relativi a metà febbraio) e di quasi il 20% a sei mesi.

Banca Generali, masse al top
Banca Generali ha chiuso lo scorso anno con un utile di 274,9 milioni di euro (+1%), ricavi totali in aumento del 7% a 617,6 milioni, un incremento delle masse in gestione dell’8% per complessivi 74,5 miliardi e una raccolta netta nell’esercizio di 5,9 miliardi (+14%) mostrando una crescita in tutte le principali voci di bilancio, in linea con gli obiettivi del piano triennale, sia in termini di sviluppo, sia di diversificazione e sostenibilità dei ricavi. il margine di intermediazione è aumentato a 617,6 milioni (+6,9%) grazie all’incremento del margine finanziario (109,6 milioni, +24,3%) e delle commissioni ricorrenti (366,3 milioni, +7,0%) mentre il contribuito delle commissioni variabili (141,8 milioni, -3,8%) è leggermente sceso dai massimi dello scorso anno e il margine d’interesse si è attestato a 89,6 milioni (+21,1%). Certo, i costi operativi sono cresciuti a 227,2 milioni con un incremento del 6,7% che sconta la variazione di perimetro per l’acquisizione dell’ex-gruppo Nextam e di Valeur, oltre ai costi straordinari per un milione legati alle donazioni per l’emergenza Covid-19. Ma, al netto di queste voci, la crescita organica dei costi “core” si attesta al 3%. Gli indici di efficienza operativa sono inoltre migliorati con un’incidenza dei costi totali sulle masse a 30 punti base contro i 31bps di fine 2019 e un cost/ income ratio, su basi rettificate per le componenti non ricorrenti, al 37,8%. Infine, i ratio patrimoniali (consolidati calcolati al netto della proposta di dividendo) si attestano al 17,1% a livello di Cet1 e al 18,4% a livello di Total Capital Ratio, dunque su livelli ampiamente superiori ai requisiti richiesti dalle autorità bancarie. E per l’esercizio in corso le prospettive sembrano incoraggianti. A gennaio la raccolta netta ha accusato un calo del 10% a 393 milioni. La performance a 12 mesi del titolo a Piazza Affari è ancora però negativa (9%), ma negli ultimi sei mesi i corsi segnano un rialzo del 16%.

Mediolanum, il gestito tira
Banca Mediolanum ha archiviato l’esercizio con utile netto di 434,5 milioni, inferiore ai 565,4 del 2019 principalmente per minori performance fee ma la consistente raccolta netta nel gestito ha contribuito a portare le commissioni ricorrenti al record di 1.220 milioni. Ancora, il totale delle masse gestite e amministrate ha raggiunto i 93.347 milioni, con un incremento del 10% grazie al determinante contributo della raccolta netta totale e alla performance positiva dei mercati nel secondo semestre e gli impieghi alla clientela retail del gruppo si attestano a 12.139 milioni, in crescita del 17% mentre l’incidenza dei crediti deteriorati netti sul totale crediti del gruppo è ora allo 0,57%. Il Common Equity Tier 1 Ratio al 31 dicembre 2020 risulta parti al 20,4%, livello di assoluta eccellenza che tiene peraltro conto della distribuzione di dividendi per 573 milioni (pagabili a ottobre 2021). A gennaio la raccolta totale netta è stata positiva per 435 milioni. A 12 mesi la performance borsistica del titolo segna un -9%, ma a 6 mesi il risultato è +16%.

Azimut, profitti con il turbo
Il gruppo Azimut pubblicherà invece i risultati del precedente esercizio il prossimo 11 marzo. Noto è però che durante la convention annuale sono stati presentati i risultati di pre-chiusura 2020 che stimano un range di utile netto compreso tra i 375 e i 415 milioni di euro oltre a una guidance di utile netto per il 2021 pari a 350 milioni di euro, in condizioni di mercato normali. A gennaio di quest’anno inoltre Azimut ha registrato una raccolta netta positiva per 676 milioni di euro con un totale delle masse comprensive del risparmio amministrato di 61,4 miliardi. Il gruppo, sottolinea il management, ha poi raggiunto oltre 2,2 miliardi in private market grazie al primo closing del fondo infrastrutturale per la crescita Esg. A 12 mesi il titolo segna ancora un calo del 15% circa, ma la performance a sei mesi è del +20% circa.

Le opinioni degli analisti
Ecco di seguito le stime, le raccomandazioni e i target price degli analisti sui titoli del risparmio gestito. FinecoBank stima per l’esercizio in corso un calo del reddito netto da interessi compreso tra i 13 e i 15 milioni in scia a una discesa tassi in parte compensato dall’effetto positivo dei volumi e da altre voci e ricavi attesi in crescita “highteens” (ovvero a una cifra percentuale minore del 20%) rispetto al 2020 con margini resilienti. Il titolo, che ha al momento un rapporto tra prezzo e utili di 29,3, vale un buy per Equita Sim con prezzo obiettivo di 15,50 euro, buy anche per Kepler Cheuvreux con target price di 15 euro mentre per gli analisti di Goldman Sachs il titolo è neutral con fair value però di recente alzato a 14,70 euro dai precedenti 14,20 euro. A Piazza Affari FinecoBank quota al momento poco più di 15 euro. Passando a Banca Generali, che vanta ora un rapporto tra prezzo e utili limitato a 12 e un rendimento del dividendo del 2%, Goldman Sachs le assegna un buy con prezzo obiettivo di 34 euro, migliorato dai precedenti 32,50 euro mentre per Intesa Sanpaolo è add con obiettivo di 14,10 euro, alzato però di recente dai precedenti 11 euro, per Equita è hold con obiettivo di 31,50 euro e per Intermonte il titolo vale un outperform con target di 33 euro, migliorato anch’esso nelle ultime settimane dai precedenti 31,50 euro. Ancora, Banca Mediolanum, che fa ora segnare un ratio prezzo/utili di 13,2 e un dividend yield del 10%, vale un outperform per gli analisti di Mediobanca con obiettivo di 7,90 euro, un buy per Equita con target di 8,80 euro, alzato del 6% dopo la trimestrale e la proposta del dividendo e buy anche per Intesa Sanpaolo con fair value di 9,10 euro. Banca Mediolanum quota attualmente intorno ai 7,6 euro.

Un buy da Banca Akros
Infine, ultimo ma non certo per importanza, Azimut, il cui ratio prezzo/ utili è di “solo” 7,85 e il dividend yield è del 4,9%, è giudicato buy da Banca Akros con target price di 23 euro, è add per Intesa Sanpaolo e con fair value di 21,50 euro.

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