Consulenti, quattro strade per gli advisor

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di Nicola Ronchetti 26 Marzo 2021 | 10:44

Dopo un 2020 contrassegnato da traguardi eccezionali in contrasto con un contesto economico e sociale dei più drammatici dal Dopoguerra, molti si domandano che anno sarà il 2021 per il mondo della consulenza finanziaria. Quasi tutto dipenderà dal piano vaccinale, dagli ammortizzatori sociali e dalle modalità di rilancio dell’economia del governo Draghi con il supporto dell’Unione Europea. Per il mondo delle reti si può dire che già i primi mesi dell’anno mostrano che il trend positivo che ha caratterizzato il 2020 non accenna a diminuire. Il settore della consulenza, al pari del mondo delle banche con cui è strettamente legato, è oggi chiamato a dare un ulteriore contributo per il rilancio del Paese.

Pressione sui crediti

Le banche dovranno affrontare una forte pressione sui crediti quando scadranno le moratorie sui mutui e saranno chiamate a finanziare imprese e imprenditori messi in ginocchio da mesi di pandemia. Le reti dei consulenti finanziari non avranno questo problema, uno dei punti di forza del loro modello è il basso assorbimento di capitale. In altre parole, tra le attività principali delle banche vi è quella di erogare credito e quindi dare denaro in prestito con tutti i rischi connessi, alle reti viceversa i soldi vengono affidati dai loro clienti. Si tratta di funzioni sociali complementari ma nel mondo bancario non sono in pochi a ritenere che il lavoro delle reti sia oggi meno complesso di quello delle banche, oltretutto alle prese con una crisi del modello mai vista, testimoniata da una stagione di acquisizioni e di ristrutturazioni tipiche di un settore maturo. Quattro dovrebbero essere le priorità per le reti nel 2021: primo, continuare a fare quello che sanno fare bene, cioè la gestione del risparmio degli italiani. In secondo luogo dovrebbero darsi un obiettivo ancora più ambizioso, il raddoppio delle masse in gestione nel giro di tre-cinque anni contribuendo a togliere dalle secche dei conti correnti almeno un terzo dei 1.700 miliardi di euro infruttiferi.

Polizze e junior

In terzo luogo dovrebbero contribuire a diffondere, a fianco della cultura della gestione del risparmio, la cultura della protezione: gli italiani sono storicamente sotto assicurati e questo avrà presto un impatto devastante sulla nostra società e sul welfare. Quarto, dovrebbero consentire l’accesso alla professione di giovani motivati e talentuosi contribuendo al contempo a garantire un futuro alla professione e a dare un’opportunità a una generazione sulla quale graverà un debito pubblico mostruoso a cui non corrisponderanno gli ammortizzatori sociali conosciuti dai loro genitori. Le reti che sapranno lavorare su queste quattro direttrici garantiranno una crescita sostenibile a loro stesse e al Paese.

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