BNP Paribas Cardif: italiani più preoccupati e pessimisti

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Avatar di Redazione 21 Aprile 2021 | 14:20

Due anni dopo la prima edizione, che aveva sottolineato la resilienza degli italiani nonostante le difficoltà economiche e un certo senso di mancata protezione, BNP Paribas Cardif, in collaborazione con Ipsos, ripropone la ricerca internazionale sulle preoccupazioni, le aspettative e le esigenze delle persone. E le differenze non mancano. In un mondo completamente diverso e colpito dal Covid-19, gli italiani sono più preoccupati e più pessimisti, rispetto al 2019 e alla media europea. Aumentano la paura di perdere il lavoro e dell’ospedalizzazione, cresce il desiderio di maggior protezione verso la propria salute, la famiglia e la sfera economica e si rafforza la consapevolezza sull’assicurazione del credito. In generale, la pandemia ha ridotto le entrate economiche di tanti italiani, costringendoli a rimandare o annullare i progetti più onerosi. Per realizzare la nuova analisi BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia[1], ha coinvolto, sempre con Ipsos, un campione di 21.000 persone, in 21 paesi e 3 continenti (Europa, America Latina e Asia). Uno studio importante per capire dove siamo, dove andremo e costruire l’assicurazione per la nuova normalità che ci attende.

Quali sono le preoccupazioni degli italiani e come sono cambiate negli ultimi anni

Salute e lavoro sono sempre gli ambiti più toccati, anche rispetto alla media europea. In cima c’è il timore di una riduzione delle entrate (75%; +2 p.p. sul 2019; contro il 70% europeo). Seguono la paura di una malattia grave (71%; +1 p.p. sul 2019) e della perdita della propria indipendenza (68%; -2 p.p.; 60% in Europa). Con il Covid-19 sono aumentati di ben 4 punti percentuali rispetto al 2019 sia il timore di perdere il lavoro (65%, contro il 58% in Europa), sia quello dell’ospedalizzazione (65%). Ma c’è di più: se nel 2019 la paura di un disastro naturale, proprio come una pandemia, colpiva il 49% della popolazione, ora la percentuale sale al 56% (+ 7 p.p.). In compenso, le nuove abitudini hanno contribuito ad abbattere i timori relativi a furto o danneggiamento d’auto (53%; -4 p.p.), aggressione (49%; -4 p.p.), attentato terroristico (34%; -7 p.p.).

 

Quanto si sentono protetti gli italiani

L’emergenza sanitaria ha sicuramente sottolineato l’importanza del tutelarsi da eventi imprevisti. Il 62% degli italiani ritiene positivo il fatto di poter disporre della protezione di una polizza (vs il 55% del 2019). È comunque solo il 7% (contro l’11% europeo) a definirsi “molto ben protetto” (+1 p.p. sul 2019) anche se aumenta però la percentuale di chi si sente “abbastanza protetto” (55%; +6 p.p.) e diminuisce chi si sente “non molto protetto” (30%; -7 p.p.). La pandemia ha, quindi, accentuato il desiderio di protezione degli italiani in particolari su alcuni ambiti ritenuti più impattanti. Al primo posto la malattia grave (40%; +7, p.p.; in Germania è solo il 26%), seguita dalla perdita del lavoro (36%, +7 p.p.; il 19% in Germania) e dalle perdite finanziarie/riduzioni delle entrate (35%; +6 p.p.). In forte aumento anche le risposte relative alla malattia cronica (32%; +8 p.p.), alla perdita di indipendenza (31%; +7 p.p.), all’incidente (26%, +6 p.p.), e alla morte (23%; +7 p.p.).

 

L’impatto del Covid-19 sulle tasche degli italiani

Il 64% degli intervistati ha subito o pensa che subirà una riduzione delle entrate: una percentuale ben superiore rispetto alla media europea (58%) e a paesi come Germania (45%) e Francia (48%). A determinarla è per il 35% degli intervistati una temporanea riduzione del salario, per il 24% l’abbassamento delle ore di lavoro e per il 21% la perdita del lavoro. Proprio a causa dell’emergenza, inoltre, più della metà degli italiani (il 56%, contro il 53% a livello europeo e il 33% in Germania) ha dovuto o dovrà posticipare o rinunciare del tutto ad un acquisto importante. Solo il 16%, invece, ha avuto o si aspetta di avere difficoltà nel saldare le bollette: un dato che sorprende se confrontato con la media europea (20%). Ma quanto ci vorrà per ripristinare il tasso di disoccupazione ai livelli pre-Covid? Su questo gli italiani sono più pessimisti rispetto agli altri europei. Solo per il 3% (il 7% in Europa) bisognerà attendere fine anno, mentre il 59% (contro il 48% europeo, il 45% in Germania) crede che ci vorranno 3 anni o più.

 

La propensione a ricorrere al credito

La crisi ha avuto un forte impatto anche sulla propensione a ricorrere al credito. Il nuovo contesto reindirizza i progetti verso la salute o la preparazione del futuro. Gli italiani sono propensi a ricorrere al credito per accedere a cure mediche (54% + 2 p.p.) molto più che in altri paesi europei (35%) e per finanziare gli studi dei figli (47%; +5 p.p., contro il 34% europeo) mentre diminuisce la percentuale degli italiani che vogliono accedere ad un prestito/mutuo per l’acquisto di una proprietà (56%; -15 p.p. sul 2019), di un’automobile (51%; -6 p.p.), per effettuare ristrutturazioni (48%; -8 p.p.) e per avviare un nuovo business (39%; -14 p.p.). Questa diminuzione è dovuta soprattutto alla paura di non poter ripagare un prestito/mutuo a causa di: la perdita del lavoro (59%; il 50% in Germania e Francia), la malattia grave (53%) e l’inabilità al lavoro (51%). È proprio per far fronte a questi imprevisti che esistono le polizze di assicurazione del credito. Il 69% degli italiani conosce questa soluzione (+10; p.p. sul 2019; il 65% in Germania), con il 16% (+2 p.p.) che ne ha già attivato una. Gli intervistati hanno un’opinione positiva di questo tipo di prodotto, e lo vedono come un modo intelligente per proteggere il proprio patrimonio (77%; +3 p.p.), i propri cari (76%; +3 p.p.) e per “dormire sonni tranquilli” (74% +2 p.p.).

 

Le assicurazioni nel resto del mondo: qualche curiosità

A livello mondiale, il Covid-19 ha accentuato le preoccupazioni già più diffuse nel 2019, la malattia (il 76% si dice preoccupato; +5 p.p. sul 2019) e la perdita di reddito (76%; +4 p.p.). Un impatto duro in tutto il mondo, specialmente per le conseguenze negative sulla qualità di vita, sulla possibilità di pianificare il futuro e sul senso di vulnerabilità. In particolare, sono i giovani nella fascia di età compresa tra i 18-24 anni a essere più preoccupati per temi come la salute, il decesso e la perdita di impiego. I popoli più colpiti dalla crisi sono quelli latino-americani (a causa dell’emergenza il 79% ha subito o subirà una riduzione nelle entrate) seguiti da quelli asiatici (76%) e europei (58%). In generale, sono aumentati anche i timori relativi alla salute e ai disastri naturali, così come altri rischi non direttamente connessi alla pandemia, come gli incidenti (74%, +5 p.p. sul 2019), la disabilità (69%; +4 p.p.), l’inabilità al lavoro (67%; +3 p.p.) e la perdita della propria indipendenza (64%; +2 p.p.). È l’America Latina il continente in cui le preoccupazioni raggiungono il livello più alto, specialmente per quanto riguarda salute e lavoro (tutte superiori all’80%), seguita dall’Asia. Invece, nonostante l’impatto del Covid-19, alcuni paesi europei (come Francia, Belgio, Regno Unito, Germania, Svezia e Repubblica Ceca) mantengono un livello di fiducia relativamente sostenuto sia in ambito salute sia sul fronte economico grazie alle politiche di sostegno statali che hanno contribuito a contenere l’aumento della disoccupazione e mitigare la crisi. Nel mondo però è paradossalmente aumentata la quota di chi si dice “ben protetto” dagli imprevisti (+3 p.p. vs il 2019), specialmente in Europa (67%, +5 p.p. vs il 2019). Ciononostante aumenta il desiderio di maggiore protezione, come ad esempio in Spagna (48%; +13 p.p.) e Polonia (51%; +12 p.p.), da imprevisti che riguardano per lo più le malattie gravi (soprattutto in America Latina), gli incidenti e la disoccupazione (con un boom in Asia: in Giappone la percentuale è cresciuta di ben 12 punti). Capitolo prestiti e mutui: scende di 13 punti la percentuale di chi vuole accedere al credito per acquistare un immobile (60% nel 2021 rispetto al 73% nel 2019). Ma sono comunque in tanti a conoscere le polizze di assicurazione del credito (69% a livello mondiale), con il 18% che ne ha già attivato una.

 

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