Consulenti, cosa fare quando il cliente ha un’irresistibile voglia di materie prime

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di Redazione 3 Maggio 2021 | 10:40

A cura di Maria Anna Pinturo, consulente presso Credem con la qualifica di Wealth Planner e fondatrice del blog diversamentefinanza.com. 

C’è forse una legge che dice che oggi si dovrebbe investire sulle materie prime? Non mi sono espressa proprio così con il mio cliente, ma il senso era quello. «Chi le ha detto che bisogna investire sulle materie prime?»: domanda più elegante ma non meno diretta.

Non è raro, specie di questi tempi, che l’investitore si presenti con una convinzione presupposta, una preferenza per un tema di investimento, per non parlare dello stupefacente finanziario che sembrerebbe essere diventato l’asset delle criptovalute (che non metto a tema qui oggi).

Materie prime… Interessante. Si stupisce, il mio cliente, della quasi assenza di entusiasmo e della parsimonia delle mie parole, quando mi conosce per essere, non dico un’entusiasta, ma senz’altro sempre compiaciuta per ogni iniziativa di investimento che non sia il frutto di una sollecitazione da parte mia, ma di una disponibilità di chi mette a rischio il proprio patrimonio.

Mi è venuta allora in mente la scena del film Barriere, pellicola drammatica del 2016, perché raramente ho visto così ben espressa la dinamica dell’origine di una certezza. Nella clip, nel dialogo, è a tema la certezza morale, quella che porterebbe il ragazzo dall’essere inconsapevole del fatto di piacere a suo padre, alla sua più profonda e radicata comprensione del perché possa in realtà darlo per scontato.

Nel processo di comprensione del perché vada fatto o meno un certo investimento dovrebbe accadere lo stesso. Almeno là dove l’obiettivo, comune a tutti quelli che fanno il lavoro del consulente finanziario, sia quello di rendere certo delle sue scelte il cliente.

Le materie prime sono tematizzate dalla fine dell’anno scorso un po’ su tutte le testate, online e non. Quasi in perfetta corrispondenza e coerenza con quanto tuonato come effetto della pandemia a marzo 2020, a novembre 2020 ecco il rimbalzo atteso:

Da Startmagazine.it del marzo 2020:

Scorrendo anche solo velocemente i grafici delle principali materie prime di origine biologica o quelle energetiche come il cotone, il cacao, il grano o il gas naturale, si nota come i prezzi siano crollati decisamente nelle ultime settimane. L’ampio mercato delle commodity, di cui ne abbiamo citate solo alcune, si compone anche di metalli preziosi, alcuni dei quali, al contrario, si sono apprezzati notevolmente in una certa fase perché considerati bene rifugio in una situazione di crescente incertezza economica. Ecco che il platino e l’argento in un primo momento di questa crisi sanitaria ed economica si sono apprezzati raggiungendo o superando i massimi di periodo. Tuttavia, anche i metalli preziosi stanno affrontando, dopo i decisi guadagni, una fase di deprezzamento significativa. Da segnalare anche l’andamento negativo, e sin dall’inizio dell’emergenza, del palladio, il cui uso è fortemente legato al settore automobilistico in quanto usato per la produzione delle marmitte catalitiche.

Da Bluerating del 20 novembre 2020:

Materie prime sugli scudi nel 2021 secondo Goldman Sachs

Nell’ambito delle materie primeil sentiment rimane solido, coadiuvato dall’ennesima previsione rialzista diffusa dagli analisti di Goldman Sachs che vede proprio in questo settore il miglior stumento di copertura per le future pressioni inflazionistiche, consigliando caldamente di una sovraesposizione sulle comodities nel 2021.

Nel dettaglio, le previsioni di performance non sono da sottovalutare secondo la banca americana con un rendimento pari al 27% su un periodo di 12 mesi dell’S&P/Goldman Sachs Commodity Index trainato dagli energetici (+40,1%) seguiti dai metalli preziosi (+19,2%) ed infine metalli industriali (+3%).

Coerente no? A crollo segue rimbalzo. Nelle serie storiche che, lette e tenute ben strette, hanno anche permesso a consulenti da un lato e investitori dall’altro di non smontare i portafogli all’insorgere di eventi cigneschi. 

Tuttavia questo meccanismo in sé coerente non è spesso sufficiente a suscitare l’interesse dell’investitore verso un determinato tema, quanto lo è invece il costante battage sulla stessa parola, quasi mancasse solo uno «scrivilo sui muri: materie prime». 

Così il cliente si presenta e ripete proprio la parola, quasi fosse una formula magica: materie prime. E aspetta che tu ti accenda. In effetti io mi sono accesa, ma ho smorzato ogni entusiasmo per capire se i perché di quella opzione di investimento fossero ben radicati, ripercorrendo il metodo della certezza morale ben evidenziato nella scena di Barriere.

Non ripercorro lo scambio, anche perché, essendo stato notevole, non posso ricordarlo; ma la declinazione delle domande è stata incalzante proprio come in quella scena, soprattutto con la prima e fondamentale, che potrebbe essere introduttiva per le altre: «Secondo lei cosa sta capitando nel pianeta a livello delle risorse?». Reazione: «No, ma io volevo parlare delle materie prime…»

Appunto. Partiamo da qui.

Interessante a tal proposito l’articolo uscito su Milano Finanza il 26  aprile:

Le Nazioni Unite stimano che, entro il 2050, la popolazione mondiale raggiungerà i 9,7 miliardi di individui. Ciò significa che ogni anno vi saranno 65 milioni in più di bocche da sfamare, con conseguente maggiore pressione sui settori alimentare e agricolo affinché producano di più per tenere il passo. Inoltre, la terra coltivabile sta diventando sempre più scarsa, con l’espansione esponenziale di popolazioni e città. Il numero di megacittà – definite come aventi più di 10 milioni di abitanti – è in aumento a livello mondiale, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. La terra non è l’unico bene prezioso disponibile in quantità limitata. Con l’aumento delle popolazioni, aumenta anche il consumo di acqua. La domanda globale di acqua già supera l’offerta, con due miliardi di persone che vivono attualmente in zone di forte stress idrico.

O ancora, sempre su Milano Finanza del 9 febbraio scorso:

Dai minimi di marzo, l’indice delle materie prime di Bloomberg si è rivalutato del 35% grazie a un contributo positivo di tutte le categorie. La forte ripresa economica della Cina, che quest’anno dovrebbe crescere addirittura dell’8%, ha influenzato particolarmente il prezzo dei metalli industriali (+42%)

e infine su Bluerating del 27 aprile:

La febbre del rialzo sulle materie prime contagia anche un settore delicato quale quello alimentare, con granomais e semi di soia che coralmente hanno toccato i massimi registrati nel 2013, complici le avverse condizioni climatiche che stanno condizionando i raccolti. Nel dettaglio, i coltivatori di grano e mais stanno facendo i conti con la siccità in Usa, Canada, Brasile e Francia. Per contro, le piogge eccessive in Argentina hanno impattato negativamente sulla soia. Inoltre, si teme una pesante siccità nella cosiddetta Corn Belt americana questa estate.

Che ne è dell’esordio del cliente: «Materie prime»? Alla mia domanda di quale fosse quella che secondo lui dovesse essere acquistata mi ha dato la tipica risposta alla bias di ancoraggio: la notizia dell’infiammarsi del rame nelle quotazioni di mercato (il 29 aprile) lo ha convinto a porsi la domanda. Salvo poi non saper continuare con il processo di consapevolezza. «Il rame?», chiedo. «Potrebbe essere». «Ma come? Se ieri si è impennato, come mai lei è così pacata nella sua risposta?»

Così abbiamo iniziato e siamo arrivati a parlare di crescita demografica, forte ripresa della Cina, complicità di avverse condizioni climatiche, ecc. ecc…

Per finire dove? Là dove la scelta è stata ragionata sulle vere motivazioni al fondo dell’opzione per quel tema, e pervenuta, in atterraggio morbido, sulla più interessante e sempre migliore preferenza. Va bene: prendiamole tutte per non rischiare di perdere di vista nessuno di quei processi, di quei cambiamenti che davvero stanno modificando la domanda delle famose (ultimamente di nuovo) materie prime.

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