L'Italia non deve temere i single manager

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Helm finance scommette sui fondi hedge puri di diritto italiano e propone agli investitori un “protocollo di intesa” che impone vincoli all’attività del gestore. La trasparenza è garantita dal rappresentante degli investitori. A meno di sei mesi dal debutto il single manager Helm Opportunities Fund si è aggiudicato la vetta della classifica dei migliori hedge da inizio anno, con una performance vicina ai 2 punti percentuali (contro una media dell’industria negativa).

di Redazione22 giugno 2008 | 13:00

E’ questo il biglietto da visita di Helm Finance SGR, società fondata da Alessandro Rombelli (nella foto) e che conta tra i suoi azionisti Maurizio Dallocchio (15%), Alberto Santagostino (5%), Alberto Albertini (5%) e Alfredo Piacentini (5%).

Ma Rombelli annuncia l’ingresso di nuovi azionisti e anticipa ad HEDGE il lancio di nuovi hedge. Rigorosamente single manager.

Cosa vi ha spinto a debuttare nel mercato degli hedge fund italiani?

In Italia il mercato degli hedge è fortemente sottostimato. Le masse in gestione equivalgono al 6% del totale del risparmio gestito, una percentuale ridotta rispetto al trend che si registra in altri paesi e che vede un continuo aumento della presenza degli hedge in portafoglio. Di questo 6% solo 1/20 è rappresentato dai single manager. E’ evidente che le opportunità non mancano. Il problema è capire come sfruttarle.

E, secondo lei, quali sono le cause che frenano lo sviluppo dell’industria?

Indubbiamente ci sono limiti legati al contesto normativo e fiscale italiano. Il processo autorizzativo di Banca d’Italia, i presidi di controllo e le garanzie richieste per l’attività sono, ad esempio, più complicate rispetto a quelle di altri paesi. E anche il trattamento fiscale dei fondi di diritto italiano, e delle retribuzioni dei manager, non incentiva lo sviluppo dell’industria. Ma questi sono limiti che frenano l’offerta. Ci sono anche problematiche dal punto di vista della domanda.
Spesso gli hedge fund hanno una trasparenza ridotta, sono basati in giurisdizioni considerate esotiche e poco garantiste dagli investitori. Partendo da questa considerazione abbiamo deciso di creare una SGR controllata da Banca d’Italia e Consob e che allontani i timori degli investitori. Inoltre abbiamo creato fondi hedge puri di diritto italiano, soggetti quindi a determinati controlli.

Sul fronte della trasparenza voi come pensate di muovervi?

Spesso gli hedge fund sono percepiti come delle entità di cui è possibile conoscere solo la performance, la volatilità e le macroaree di investimento. Noi abbiamo invece optato per una gestione open book.
Gli investitori sono informati sui dettagli delle operazioni presenti in portafoglio in modo da essere consapevoli dei rischi al quale sono esposti. Inoltre abbiamo limitato il nostro campo d’azione firmando con gli investitori un protocollo di intesa che prevede paletti più stringenti rispetto al regolamento del fondo: abbiamo determinato le macroaree, le singole operazioni, le modalità di calcolo del var e così via. Tali limiti non possono essere modificati unilateralmente, dobbiamo prima avvisare gli investitori e consentire loro di dismettere l’investimento se eventualmente i nuovi limiti non coincidono con i loro obiettivi. A tutela di questo protocollo abbiamo creato il ruolo del rappresentante degli investitori (eletto annualmente) che siede nel comitato esecutivo come uditore. Tale figura non ha diritto di voto, ma può verificare che il processo di investimento sia fatto in linea con i parametri del protocollo.

Un ruolo non semplice da gestire nel momento in cui aumentano i sottoscrittori?

Non saremo mai un fondo con un elevatissimo numero di sottoscrittori. Non abbiamo un canale di distribuzione e abbiamo optato per una scelta di nicchia che punta a un numero limitato di investitori alla ricerca di prodotti differenti.

E sul fronte prodotti. Prevedete nuovi lanci?

Per quanto riguarda i prodotti ci stiamo focalizzando molto su Helm Opportunities Fund.
L’obiettivo che ci siamo preposti è quello di raggiungere i 250 milioni di masse in gestione con questo single manager. Poi offriremo nuovi prodotti, sempre secondo una logica di innovazione. A riguardo abbiamo già creato un secondo fondo short, denominato Helm Market Protection e già autorizzato da Banca d’Italia, ma sarà lanciato più avanti per non disperdere le energie.

Fin dal debutto Helm Finance si è distinta per gli azionisti. Siete aperti a nuovi ingressi?

Sul fronte azionisti abbiamo una serie di discorsi aperti con investitori istituzionali che potrebbero avere interesse a entrare nella SGR a fronte del quale delegheranno delle masse in gestione. Pur salvaguardando l’autonomia e la non sussistenza di conflitti, questa potrebbe essere una strada per accellerare la crescita delle masse.

Trovi l’intervista completa
su Hedge di giugno


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