Settimana di passione per le banche d'affari statunitensi

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di Redazione 20 Giugno 2008 | 14:30
Terno di trimestrali per i grandi colossi americani e di bilanci da parte degli investitori. Questa settimana, sotto la lente, sono finite Lehman Brothers, Goldman Sachs e Morgan Stanley. I dati dimostrano che la crisi del credito non è finita; si è semplicemente spostata sulla capacità delle banche di finanziarsi e di proteggere i propri asset.

Le danze sono state aperte da Lehman Brothers che per la prima volta dal 1994, anno della sua quotazione in borsa, ha chiuso una trimestrale con il segno rosso. La società, guidata da Richard Fuld, nei primi tre mesi dell’anno, infatti, perde 2,8 miliardi di dollari contro l’utile di 489 milioni dello stesso periodo dello scorso anno.

Il dato tuttavia non preoccupa i grandi gruppi che hanno dichiarato di aver comprato azioni di Lehman Brothers: tra tutti BlackRock, Putnam Investments LCC e American International Group (AIG)

Non delude la attese la trimestrale di Goldman Sachs. La più grande banca d’affari degli Stati Uniti guidata da Lyod Blankfein ha riportato ricavi per 9,42 miliardi di dollari (-7% sullo stesso periodo del 2007) e un utile netto di 2,09 miliardi nel secondo trimestre dell’anno
 
In dettaglio il patrimonio gestito è cresciuto del 18% rispetto lo stesso periodo del 2007 per un totale di 895 miliardi di dollari in gestione, di questi 22 miliardi raccolti nell’ultimo trimestre.
 
I dati presentati da Goldman Sachs confermano il suo status di colosso finanziario globale, capace di resistere e passare indenne la tempesta dei mercati e del credito. Per fare questo però il gruppo potrebbe presto licenziare centinaia di investment banker: si fa insistente una voce secondo cui il 25% dei dipendenti a livello ‘vice-president’ potrebbe presto essere costretta a cercarsi un altro lavoro.

Mercoledì è stata la volta della trimestrale della banca d’affari guidata da John Mack. Morgan Stanley ha dichiarato ricavi netti del periodo pari a 6,5 miliardi di dollari, in calo rispetto agli 11,5 miliardi di un anno fa e nonostante una maxi plusvalenza da 1,43 miliardi di dollari.
La società ha scontato le perdite registrate nello scorso anno causate dalle attività dei mutui, i deboli risultati ottenuti dall’area commodity, gli errori commessi negli investimenti sul mercato immobiliare e nel private equity.

Chiude la settimana Merrill Lynch, che ha fatto tremare i mercati europei per tutta la giornata di venerdì. Secondo voci di mercato il gruppo guidato da John Thain sarebbe vicino ad annunciare un profit warning a causa di perdite legate ai mutui Alt A (mutui con un rating superiore ai subprime e che includono i cosidetti mutui Jumbo).

Merrill Lynch è la terza banca d’affari statunitense (dopo Goldman Sachs e Morgan Stanley) e nell’ultimo trimestre ha riportato una perdita netta di quasi due miliardi di dollari.

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