Consulenti, la Next Generation degli advisor

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di Andrea Giacobino 10 Maggio 2021 | 10:55

Proprio ora che si intravede l’uscita dalla pandemia, il tema ancora sul tappeto del ricambio generazionale per l’industria della consulenza finanziaria italiana va di pari passo con quello, anch’esso poco risolto, del passaggio generazionale dalla ricchezza. I giovani cf sono smart, esigenti, nativi digitali, utilizzano i social network con una frequenza doppia rispetto alla media e hanno molto da insegnare ai senior perché possiedono le competenze complementari e l’esperienza del nuovo mondo, utili per interloquire efficacemente anche con i giovani risparmiatori.

Il loro percorso professionale dunque è un tema fondamentale: la formazione dei giovani e l’educazione finanziaria rimangono il punto nodale per far prima conoscere la professione, ancora poco nota tra i giovani studenti, e poi avviarli all’attività con le giuste competenze. È utile dare gli strumenti tecnici e i requisiti per formare figure idonee ed è importante soprattutto creare un contatto diretto con i cf e le reti e in tale percorso assumono particolare importanza i molti benefici dei Career day organizzati da Anasf. Le banche-reti hanno già cominciato a inserire giovani risorse con incentivi e programmi di formazione e di tutoring, evidenziando la costante e continua volontà del settore delle reti di investire in questo percorso di crescita. Su questo fronte sono molte le convenzioni attivate con le università per lavorare sulla formazione dei cf e rispondere ai requisiti di knowledge and competence richiesti da Consob e da Esma che si traducono in migliore relazione con il cliente e in educazione finanziaria. E tuttavia, a fronte di questi meritori sforzi, va sottolineato come a fronte di quel 30% degli under 30 che partecipa all’esame, solo l’1% si iscrive all’Albo. Non solo: ci sono più di 2mila cf oltre i 65 anni (6,2% degli iscritti) con un portafoglio medio di 30 milioni di euro. Se anche soltanto la metà di loro si facesse affiancare da 2 giovani avremmo non meno di 2mila nuovi cf giovani con 15 milioni di portafoglio.

Come risolvere il problema? Sono due gli aspetti su cui lavorare: il patto intergenerazionale, che porta al passaggio dolce di competenze e di valori dalle generazioni più esperte a quelle più giovani, e l’esperienza del team, che si sta sperimentando per dare risultati e che si auspica possa attrarre giovani consulenti finanziari under 40, oggi solo il 12%. Il rapporto tra università e cf rappresenta il principale snodo che permetterà di dare il giusto slancio alla professione; le politiche fiscali e remunerative a favore dei giovani cf potranno consentire un fluido passaggio dal mondo accademico a quello del lavoro. Ma altrettanto importante è incentivare i cf senior ad accompagnare i giovani nel futuro della professione. Solo così ci sarà davvero la Next Generation della consulenza finanziaria italiana.

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