Draghi, rebus incentivi M&A

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di Antonio Potenza 13 Maggio 2021 | 11:18

Le prossime settimane saranno decisive per l’assetto economico Italiano. Il governo è al lavoro su quelli che saranno i pilastri su cui fondare la ripartenza. Il dubbio aleggia attorno al sistema bipolare – centrato sulla leadership di Intesa Sanpaolo e quella che UniCredit potrebbe riconquistare con un “uno-due” su Mps e Bpm – oppure tripolare, dove a Ca’ de Sass e Gae Aulenti si aggiunga proprio Piazza Meda, che da preda potrebbe vestire le più ambite vesti di predatrice.

Paradossalmente, come riporta Il Sole 24 Ore, il pallino del risiko è in mano al Governo. Tutto dipenderà da cosa deciderà si introdurre in materia di incentivi fiscali per le fusioni bancarie. Le bozze circolate nei giorni scorsi  e pubblicate proprio da Il Sole 24 Ore del 5 maggio scorso, lasciano intravedere l’intenzione di Palazzo Chigi di scendere in campo da protagonista, figurandosi come promotore di un processo di aggregazioni che cambierà la morfologia del terreno di gioco.

Il tema è il seguente: l’ipotesi in discussione è quella di estendere i vantaggi dell’attuale normativa sulle imposte differite attive (Dta, Deferred tax asset) per perdite fiscali, Dta che già da inizio anno possono essere trasformate in credito d’imposta (e quindi in capitale) in caso di fusione con altre banche. La prima ipotesi, apprezzata particolarmente dai banchieri,  è l’allargamento dell’orizzonte temporale di applicabilità della misura per tutte le fusioni deliberate fino al 30 giugno 2022, e non solo nel corso del 2021. La seconda questione, più delicata, riguarda invece l’innalzamento del limite delle Dta trasformabili in credito d’imposta dal 2 al 3% della somma delle attività dei soggetti della fusione.

Tutto è nelle mani della versione finale del Dl Sostegni Bis che uscirà settimana prossima da Palazzo Chigi. Sempre, peraltro, che esca, visto che il tema bancario è sempre incandescente per la politica.  Al di là degli scenari possibili,  quel che conta è l’ossatura nuova del sistema bancario. Perché come ha esposto il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina., «l’Italia ha bisogno di concentrazione, di avere almeno altri due player che abbiano una buona quota di mercato».

La regola è nota: solo la presenza di più competitor può garantire il buon funzionamento del mercato.

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