Consulenti e fisco, tra giovani e iniziative imprenditoriali

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di Redazione 24 Maggio 2021 | 12:20

Aliquote Irpef, quoziente familiare, contenziosi più snelli, rafforzamento della compliance, agevolazioni per le imprese Tutte le proposte di Anasf per attuare una riforma tributaria. Il 22 marzo scorso il presidente di Anasf, Luigi Conte, ha partecipato a un’audizione presso le Commissioni Finanze e Tesoro di Camera e Senato per illustrare le posizioni della sua associazione sulla riforma fiscale. Su Bluerating.com uno speciale in puntate dedicato alle proposte dell’associazione. Terzo appuntamento dedicato ai giovani e le nuove iniziative imprenditoriali

Qui di seguito le altre puntate del dossier

Consulenti e fisco, la riforma dell’Irpef
Consulenti e fisco, è l’ora della svolta

Uno dei problemi più gravi che l’Italia si trova a fronteggiare ormai da anni e che è stato acuito prima dalla crisi finanziaria del 2008 ed oggi dall’emergenza COVID è sicuramente l’elevatisSima disoccupazione giovanile. Questa priva il Paese di quelle che potrebbero essere le migliori risorse per una crescita economica costante e, complice anche l’innalzamento dell’età media degli italiani, contribuisce ad allargare la forbice tra le entrate tributarie e la spesa pubblica in tema di previdenza ed assistenza. Sarebbe nel miglior interesse del Paese, quella di incentivare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro e di favorire in ogni modo l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali.

Al momento nell’ordinamento tributario è presente una sola norma di favore per le nuove attività: si tratta dell’art. 1, comma 65, della L. n. 190/2014. Questa norma inserita nell’ambito del regime forfettario prevede che

-il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività di cui al comma 54, attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare;

-l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;

-qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente quello di riconoscimento del predetto beneficio, non sia superiore al limite di cui al comma 54.

Senza dubbio questa norma ha il pregio di incentivare, attraverso la leva fiscale, l’avvio di nuove attività imprenditoriali. Si tratta, comunque, di una norma inserita in una legge di bilancio dello Stato (cd. Legge Finanziaria) nell’ambito di un regime che, nonostante i pochi anni di vita, ha già subito diverse modifiche, alcune delle quali molto rilevanti. Sarebbe, quindi, opportuno che una norma così strategica venisse, inserita direttamente all’interno del Tuir (e non in una Legge Bilancio) e soprattutto che non fosse oggetto di revisione continua. Quanto a quest’ultima esigenza, pur senza violare il diritto del Legislatore di apportare i cambiamenti legislativi che ritiene opportuno, sarebbe necessario che al singolo contribuente fosse – per un principio di stabilità e certezza delle regole- garantito il regime vigente al momento della sua opzione. Per poter beneficiare delle previsioni della norma è necessario che siano rispettate sia le condizioni generali per l’accesso al regime forfettario (in particolare i ricavi non devono superare euro 65.000,00), sia quelle specifiche sopra richiamate. Il regime per come oggi concepito permette di poter beneficiare di un’aliquota ridotta per i primi cinque anni di attività. La norma, pur apprezzabile, riteniamo abbia delle criticità con particolare riferimento alla soglia dei 65.000 euro; soglia che si è rivelata, in molti casi, agire da vincolo e non da volano per la crescita per le nuove imprese. In quest’ottica, a giudizio di Anasf, il regime fiscale in esame dovrebbe fungere da “incubatore” per le nuove iniziative imprenditoriali; dovrebbe trattarsi di una sorta di “patto” tra lo Stato ed il giovane/ nuovo imprenditore. Un patto nell’ambito del quale, con la garanzia della certezza delle regole, venga assicurato un periodo triennale/ quinquennale durante il quale la nuova iniziativa possa nascere, crescere e divenire matura (e capace di contribuire al gettito futuro). Ciò legandosi ad un fattore temporale e non ad una soglia di ricavi. Soglia, negli anni, percepita come un “limite di velocità” da non superare piuttosto che un parametro indice della crescita dell’impresa. Con il paradosso, anzitutto, a Voi certamente noto, di imprese che, pur avendo spazio, si tengono appena al di sotto della soglia di legge per non perdere i benefici del regime fiscale. Ciò accade ed è figlio dello “scalone” esistente tra chi rientra in tale regime ed è tassato al 5% e chi supera la soglia e viene tassato con le aliquote ordinarie (quelle per gli importi superiori ai 65.000 euro si applica un’aliquota del 41%, per arrivare al 43% oltre i 75.000). Senza contare le differenze in tema di regime iva applicabile e di adempimenti connessi. Probabilmente un meccanismo di progressivo “accompagnamento” alla tassazione favorirebbe le nuove iniziative imprenditoriali e non fungerebbe, sotto forma di soglia, da freno alla crescita delle stesse. Occorre, quindi, a giudizio di Anasf abbandonare l’idea secondo cui un limite quantitativo di ricavi costituisca l’unico indice per testare la maturità di un’impresa (potendo i ricavi anche essere episodici o legati ad una singola transazione) e piuttosto concentrarsi su parametri temporali (triennali/quinquennali), essendo il fattore tempo il miglior elemento distintivo per selezionare le imprese mature da quelle che, invece, il mercato non ha premiato. In mezzo il meccanismo andrebbe addolcito evitando passaggi bruschi tra un regime fiscale di favore e il regime ordinario ed accompagnando il giovane/nuovo imprenditore in un percorso che gli renda “conveniente” la crescita.

 

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