Crack Green Sill, Credit Suisse contro Softbank

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di Antonio Potenza 3 Giugno 2021 | 11:46

Credit Suisse si starebbe preparando a intentare una causa contro SoftBank dopo  il crollo di Greensill Capital.
La mossa è arrivata, dopo le lamentele dei clienti che potrebbero perdere fino a 3 miliardi dollari dopo il crack per mano di Greensill, il cui più grande investitore è Vision Fund, proprio di Softbank.

Insomma, il fulcro della controversia sono i 440 milioni di dollari che i facoltosi clienti della banca devono a Katerra, un gruppo di costruzioni americano in difficoltà e cliente di Greensill.  Katerra fa parte della suite dedicata del Greensill Supply Chain Finance Fund di Credit Suisse. Il fondo raggruppa le fatture in investimenti e li commercializza come a basso rischio. Prima del “fattaccio”, questi fondi sono arrivati alla dimensione di 10 miliardi di dollari.

A novembre 2020, SoftBank accettò di fornire a Greensill un’iniezione di liquidità di emergenza per ripagare il debito di Katerra, il denaro non ha raggiunto il Credit Suisse Fund come previsto. Conseguenzialmente, la banca svizzera ha avviato un’ampia indagine sul fallimento del suo fondo. All’istituto elvetico pare che Softbank non fornisca tutte le informazioni necessario del caso. Così il caso starebbe per finire in tribunale.

Secondo  fondi di Il Sole 24 Ore,  il Vision Fund di Softbank ha incaricato lo studio legale Quine Emanuel di difenderlo da eventuali reclami relativi a Greensill. Le accuse reciproche tra Swiss Bank e il suo principale cliente SoftBank hanno portato a un divieto informale per i banchieri del Credit Suisse di trattare con il gruppo giapponese nelle ultime sei settimane. Il divieto è stato segnalato per la prima volta da Bloomberg.

La banca ha finora restituito 4,8 miliardi di dollari ai propri clienti. Prevede, anche, di effettuare ulteriori rimborsi nei prossimi giorni. Tuttavia, appare chiaro che sarà difficile recuperare il patrimonio del fondo di 2,3 miliardi di dollari, inclusi 440 milioni di dollari da Katerra e 1,2 miliardi di dollari dagli industriali britannici.

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