Consulenti e fisco, il riordino della tassazione reddito d’impresa

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di Redazione 4 Giugno 2021 | 10:57

Aliquote Irpef, quoziente familiare, contenziosi più snelli, rafforzamento della compliance, agevolazioni per le imprese Tutte le proposte di Anasf per attuare una riforma tributaria. Il 22 marzo scorso il presidente di Anasf, Luigi Conte, ha partecipato a un’audizione presso le Commissioni Finanze e Tesoro di Camera e Senato per illustrare le posizioni della sua associazione sulla riforma fiscale. Su Bluerating.com uno speciale in puntate dedicato alle proposte dell’associazione. Sesto appuntamento dedicato all riordino della tassazione d’impresa.

Qui di seguito le altre puntate del dossier

Consulenti e fisco, la riforma dell’Irpef
Consulenti e fisco, è l’ora della svolta
Consulenti e fisco, tra giovani e iniziative imprenditoriali
Consulenti e fisco, la rimodulazione delle aliquote Irpef
Consulenti e fisco, una compliance rafforzata

Più volte abbiamo sottolineato come la maggior parte del gettito Irpef derivi dalla tassazione dei redditi da lavoro dipendente ed asSimilati, mentre risulta minoritaria la percentuale di gettito derivante dal reddito d’impresa; questo anche perché fare impresa in Italia non è semplice, anche da un punto di vista fiscale. Proprio soffermandoci sulla tassazione del reddito di impresa non si può non evidenziare come questa tipologia di reddito sia trattata in maniera differente a seconda che sia prodotto da imprese individuali, da società di persone o da società di capitali. Ciò anche se viene determinato secondo le medesime regole. Infatti, il reddito di impresa prodotto da imprese individuali viene assoggettato a tassazione progressiva con le aliquote Irpef (quindi fino al 43%), se prodotto da società di persone viene imputato per trasparenza ai soci e anche in questo caso assoggettato a tassazione progressiva con le aliquote Irpef (che però variano da socio a socio), invece se prodotto da società di capitali viene assoggettato all’aliquota fissa Ires del 24%. Tale situazione determina una palese disparità di trattamento in quanto per i soggetti Ires, in assenza di distribuzione di utili, il reddito subisce una tassazione nella misura del 24% mentre per persone fisiche e società di persone il reddito concorre alla tassazione progressiva Irpef prescindendo dalla sua eventuale distribuzione. Nell’ottica di una riforma integrale dell’Irpef questa disparità di trattamento andrebbe necessariamente superata e, in questo senso, una via potrebbe essere quella introdotta ma mai attuata dell’Iri.

L’Iri, imposta sul reddito d’impresa, era stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2017 ma la sua entrata in vigore era stata differita dalla Legge di Bilancio 2018, e successivamente è stata definitivamente abrogata dalla Legge di Bilancio 2019. In sostanza l’Iri non è mai entrata in vigore. Questo particolare regime che, purtroppo, non ha mai visto la luce potrebbe risolvere l’annoso problema del differente trattamento dei redditi d’impresa in base al soggetto che li consegue. L’applicazione di questo regime prevede che il reddito d’impresa prodotto dall’imprenditore individuale sia assoggettato ad una tassazione pari a quella dei soggetti Ires (24%), tenendo distinto il regime d’impresa dalle spese di vita quotidiana. Ogni qual volta l’imprenditore individuale dovesse prelevare o disporre di tutto o parte del suo reddito di impresa, tali somme subirebbero una seconda tassazione che, nell’idea di Anasf, dovrebbe essere analoga ai dividendi che il socio di società riceve (oggi tassati con aliquota del 26%). Questo sistema non richiederebbe grandi adempimenti all’imprenditore individuale se non quello di avere due conti correnti uno personale e uno dedicato all’attività di impresa da tenere distinti. Si realizzerebbe però l’effetto di tassare nella medeSima maniera il reddito di impresa a prescindere dalla natura del soggetto che lo ha prodotto. Senza contare come le banche dati e informazioni di cui l’Agenzia delle Entrate dispone permetterebbero di intercettare agevolmente fenomeni di potenziale “travaso” (ovvero di spostamento della ricchezza di impresa al patrimonio personale) garantendone l’assoggettamento ad imposizione.

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