Consulenti, ecco quali reti si salvano dalla trappola della liquidità

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di Andrea Giacobino 9 Giugno 2021 | 10:11

Della trappola rappresentata dai quasi 2mila miliardi di euro di liquidità che gli italiani tengono ancora sui conti correnti bancari si è molto parlato e altrettanto molto discusso per cercare una via d’uscita a un utilizzo così inefficiente del risparmio. Adesso grazie a una recente ricerca di Excellence Consulting si scopre che la capacità di offrire ai clienti una consulenza e convincerli ad impiegare i propri risparmi in prodotti del risparmio gestito ha consentito alle banche[1]reti di arginare il boom della liquidità, che è figlio dei tassi zero-negativi ed ha costretto le banche tradizionali a rivedere i canoni della propria offerta bancaria ed aumentare i costi. Negli ultimi dieci anni, dal 2010 al 2020, la quota di liquidità presso i conti correnti degli italiani, tra famiglie e imprese, è cresciuta di circa il 3% raggiungendo la cifra di 1.750 miliardi, un valore che, a causa dei tassi negativi imposti dalle politiche della Bce, ha spinto le banche ad applicare costi aggiuntivi: Fineco ha annunciato di voler chiudere i depositi sopra i 100mila euro e altri intermediari (BancoBpm, Bnl, Bper, Mps, UniCredit) preconizzano iniziative simili. Dall’altra parte e nello stesso periodo la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, pari a 4.421 miliardi, è aumentata solo dell’1,84%.

La capacità delle banche-reti (Fideuram, Mediolanum, Fineco, Banca Generali, Azimut, Allianz Bank) di fare consulenza ai clienti sulla gestione della loro ricchezza finanziaria, con conseguente allocazione del patrimonio verso i prodotti di risparmio gestito, ha consentito loro di arginare l’incremento della liquidità: nel 2020 per le reti la percentuale di quest’ultima rispetto alla ricchezza gestita dei clienti è stata nell’ordine del 16% contro il 38% per il resto del sistema bancario. All’interno delle banche-reti, la situazione non è omogenea. Guardando al 2020, a ottenere le performance migliori in termini di quota di liquidità rispetto al totale del patrimonio dei clienti sono state: Azimut (4%), Deutsche Bank (8%), Allianz Bank (9%), Banca Generali (13%), Banca Euromobiliare (13%) e Fideuram (15%). Hanno un peso della liquidità più significativo: CheBanca! (35%), Wibida (28%), Fineco (27%) e Mediolanum (24%). Nell’ultimo anno, secondo Abi, i depositi degli italiani si sono ampliati di circa 200 miliardi. La pandemia ha spinto le persone a essere più prudenti, risparmiare maggiormente e temere la volatilità e l’instabilità dei mercati. A guardare i dati di Banca d’Italia, dal 2010 al 2020 la quota di ricchezza in liquidità dalle famiglie italiane è cresciuta di circa il 3% all’anno, ma con un’accelerazione: fino al 2015 l’incremento è stato nell’ordine del 1,27% all’anno, dal 2015 al 2018 del 3%, per arrivare al 4,74% del biennio 2018-2020. L’anno chiave sembra il 2015, quello della risoluzione di Banca Etruria, Banca delle Marche, Cariferrara e Carichieti, ma è indubbio che a velocizzare molto la crescita nell’ultimo biennio sia anche stata l’incertezza dovuta alla crisi sanitaria. Al contempo è anche cresciuta la quota di ricchezza detenuta sotto forma di prodotti di risparmio gestito, che riporta un tasso di crescita annuo del 5,17% dal 2010 al 2020.

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