Fineco, la nuova frontiera è la cyborg advisory

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di Andrea Telara 9 Giugno 2021 | 11:37

Paolo Di Grazia (nella foto) lavora in Fineco da quando è nata. Oggi è vice direttore generale della banca ma, agli inizi della sua carriera, cioè più di 22 anni or sono, di sicuro non immaginava che un giorno sarebbe arrivata una pandemia come quella del Covid-19. E non immaginava neppure che durante una pandemia, in un mondo travolto dai suoi effetti disastrosi, sarebbero cambiate radicalmente le esigenze e le abitudini dei clienti nei confronti della propria banca, confermando l’imporsi di un approccio orientato al futuro. Nell’ultimo anno a emergere è stato un modello di banca che, proprio come Fineco, ha scelto fin dalle origini di mettere l’innovazione digitale nel suo Dna, continuando così a crescere anche durante le dure settimane del lockdown, in un’Italia semi paralizzata a causa del distanziamento sociale. Di tale modello di banca, della sua rete di consulenti finanziari e dei suoi piani di sviluppo, Di Grazia parla in questa intervista rilasciata a BLUERATING, dove racconta anche le iniziative di Fineco a sostegno dell’economia reale.

Dottor Di Grazia, come avete attraversato questo anno così drammatico per il mondo intero?
Nel 2020 abbiamo registrato risultati record, pur nella drammatica situazione determinata dalla pandemia. Direi che l’emergenza sanitaria ha reso più evidenti molti aspetti che già conoscevamo, cioè che il modello Fineco è vincente grazie alla sua capacità di combinare in maniera sinergica il mondo fisico e mondo digitale, cioè la rete dei consulenti finanziari con una piattaforma tecnologica avanzata che ci caratterizza fin dalle origini e chi ci ha permesso di essere leader nella consulenza e negli investimenti.

La pandemia ha fatto emergere anche l’importanza della sostenibilità e dei temi Esg. Come li declinate nella vostra banca?
Innanzitutto lo facciamo mettendo ovviamente a disposizione dei clienti un’ampia offerta di prodotti finanziari sostenibili. La piattaforma di Fineco consente infatti di investire in migliaia di diversi fondi e strumenti del risparmio gestito. Tra questi ve ne sono molti che seguono le tematiche Esg, che oggi stanno trovando sempre più spazio nell’industria dell’asset management. Tuttavia, vorrei sottolineare altri due aspetti importanti di come la nostra banca interpreta il concetto di sostenibilità.

Quali aspetti?
Essere sostenibili per Fineco significa qualcosa in più. Vuol dire anche offrire prodotti e servizi ai clienti con il giusto pricing, senza proposte commerciali aggressive, assicurando contemporaneamente agli azionisti, ai dipendenti e ai nostri consulenti finanziari i giusti margini di profitto che consentono di portare avanti un modello di business vincente. A questo aspetto, se ne lega poi un altro, che riguarda il ruolo sociale della banca e che è emerso con maggior evidenza durante la pandemia.

In cosa consiste?
All’inizio dell’emergenza sanitaria, quando i mercati finanziari hanno avuto bruschi movimenti, è emerso un grande bisogno di consulenza. Per questo voglio sottolineare che la nostra banca è impegnata con la sua rete di consulenti in un ruolo sociale, per favorire la competenza finanziaria degli italiani, sia con eventi istituzionali sia attraverso la comunicazione digitale. È un’attività che ha contribuito a rafforzare il legame di fiducia con i clienti e che nel 2020 ha consentito a Fineco di avere la più alta crescita di reputazione nell’universo delle banche italiane.

Un altro effetto dell’emergenza sanitaria è stata l’applicazione su larga scala dello smart working, che sembra destinato a lasciare cambiamenti profondi. Come vi muoverete su questo fronte?
Durante il lockdown abbiamo fatto un uso intenso dello smart working, con un grande sforzo che ha consentito di continuare l’operatività della banca, mettendo naturalmente al primo posto la salute dei dipendenti. Siamo ben consapevoli che d’ora in avanti nulla sarà come prima e Fineco è già pronta a questo nuovo modo di lavorare La nostra intenzione è quella di avere un approccio ibrido, con un giusto mix tra smart working e presenza in ufficio. È un modello che consente di conciliare meglio i ritmi della vita privata e professionale, senza tuttavia compromettere quello spirito di squadra e di senso di appartenenza che deve esserci sempre in un’azienda. Ovviamente, lo smart working deve essere anche una scelta volontaria per il personale, perché non tutti ne hanno la necessità o lo gradiscono.

Negli ultimi mesi, si è parlato molto dell’iniziativa di Fineco volta a spiegare ai clienti che non è sano tenere più di 100mila euro in giacenza sui conti correnti. Come è maturata?
È una decisione che si lega molto alla funzione sociale della banca di cui parlavo prima. In Italia c’è una massa enorme di liquidità in giacenza sui conti correnti che non viene investita, ed è un danno per il sistema-Paese. Nello stesso tempo, è noto che i tassi negativi rappresentano un costo per le banche. Avremmo potuto scaricare su tutti i clienti questi oneri aumentando le voci di spesa anche per i piccoli correntisti. E invece abbiamo intrapreso una strada diversa, individuando proprio la soglia dei 100mila euro di giacenze e cercando di instaurare un dialogo con i clienti che hanno disponibilità sul conto superiori a questa somma. Certo, la soluzione più veloce potrebbe essere quella di spostare l’eccedenza dei 100mila euro altrove ma, senza dubbio, quella più sensata è investire, lasciando in ogni caso al cliente la scelta. Aggiungo che oggi le banche hanno una funzione importante a sostegno dell’economia reale. A questo proposito, vorrei citare la recente iniziativa che prevede l’azzeramento delle commissioni applicate all’operatività sui titoli di stato italiani, per chi li mantiene in portafoglio per più di 12 mesi.

Veniamo alla rete dei consulenti finanziari. Quali sono i vostri piani di sviluppo?
Ho già detto prima di quanto sia oggi evidente il bisogno di consulenza e anche la funzione sociale dell’advisory. Possiamo dire con soddisfazione che alla rete di Fineco oggi guardano molti professionisti del settore, sia provenienti da altre reti ma anche dal mondo bancario, desiderosi di avviare un nuovo percorso di carriera. Per attirare professionisti di livello puntiamo molto sulla cyborg advisory, mettendo a disposizione dei consulenti una piattaforma tecnologica avanzata che consente loro di aumentare la propria produttività, riducendo il tempo dedicato all’operatività ordinaria e agli adempimenti burocratici, per dedicarsi all’elemento più importante: la relazione con il cliente, l’ascolto dei suoi bisogni. Oltre a guardare ai professionisti di esperienza, è nostra intenzione puntare però anche sui giovani, che nel lungo periodo sono in grado di interpretare meglio le innovazioni e dialogare con le nuove generazione di investitori.

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